Mps: governo e banca sfuggono al confronto con lavoratori e sindacato - di Sabrina Marricchi

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Dopo lo sciopero compatto del 24 settembre, il sindacato impugna contro Mps l’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori per attività antisindacale. 

Nel panorama bancario sono molte le aziende che, prese dal raggiungimento dei propri obiettivi commerciali, si dimenticano di essere chiamate a svolgere un servizio pubblico essenziale: tre parole che rispondono all’esigenza di dare alle banche una funzione sociale e un ruolo per il Paese e l’economia nel suo complesso. Le stesse parole per le quali lavoratrici e lavoratori bancari sono stati chiamati a uno sforzo straordinario in tutto questo periodo pandemico, e le stesse parole per cui si deve tenere conto di regole estremamente restrittive in caso di mobilitazioni, scioperi e assemblee.

Per il sindacato confederale, questo concetto è molto chiaro e infatti ci facciamo carico quotidianamente di portare avanti una visione organica, di tenuta insieme di interessi in parte sì convergenti, ma comunque diversi, come quello di chi in banca ci lavora e di chi con la banca ci lavora o, ancora, di chi non può fare a meno della banca per vivere. E sono molteplici le preoccupazioni di tutti questi soggetti intorno alle iniziative di riorganizzazione in atto: processi di concentrazione e tagli di parti di attività considerate non strategiche, come in Bnl-Bnp Paribas, banca sana dove il processo di esternalizzazione - e quindi trasferimento ad altri soggetti di rami d’azienda unitamente al relativo organico - potrebbe riguardare un migliaio di persone che rischiano di uscire dal perimetro del contratto collettivo nazionale di lavoro del credito.

Questo genere di operazioni, restringendo il cerchio delle attività strategiche, non produce maggiore fruibilità per i clienti e non serve al tessuto economico locale. Eppure il Mef, ministero dell’Economia e Finanza, rispondendo a una interrogazione parlamentare, afferma che le misure allo studio di Bnl-Bnp Paribas hanno natura puramente industriale e rientrano nell’autonomia imprenditoriale del gruppo. Non si ravvisano dunque conseguenze negative per la tenuta del sistema finanziario.

Lo stesso Mef continua a non rispondere alla richiesta da parte delle organizzazioni sindacali, risalente allo scorso aprile e rafforzata anche da un presidio davanti alla sua sede, di convocazione di Mps, non comprendendo evidentemente come l’interlocuzione in questo caso sia necessaria per capire quale è il vero recinto dell’operazione che si sta costruendo intorno a questo gruppo. Esiste infatti ad oggi solo un comunicato in cui Unicredit informa il mercato di entrare in data room per un perimetro selezionato di attività di Mps. Quest’ultimo però è un gruppo molto articolato e genera preoccupazione ciò che traspare della volontà di Unicredit e cioè di scegliere i pezzi interessanti piazza per piazza. Le potenziali conseguenze negative sono molteplici, e comprendono il venir meno di lavoro per l’indotto, l’aumento della mobilità e anche l’abbandono del territorio da parte della banca.

Si rischia in Toscana un fenomeno, già osservato nel mezzogiorno, per cui gruppi bancari che hanno il centro decisionale altrove si limitano a raccogliere risparmi ma vanno a fare investimenti al centro nord. In una realtà fatta di piccole imprese, come quella toscana, la riduzione del finanziamento all’economia potrebbe portare a una riduzione di flussi anche alle aziende sane.

Per tutti questi motivi le lavoratrici e i lavoratori di Mps hanno compattamente scioperato il 24 settembre scorso, ottenendo però solo generici inviti alla serenità da parte del Cda. Che però nel frattempo ha avviato tre nuove procedure molto impattanti per i lavoratori e l’organizzazione della banca. Tutti questi motivi hanno indotto il tavolo sindacale a ricorrere contro la Banca Monte dei Paschi ai sensi dell’articolo 28 della legge 300/1970, lo Statuto dei lavoratori.

Gli sviluppi di queste vicende sono ancora incerti, ma il ruolo del sindacato è anche quello di ribadire che se le banche perdono la loro identità, non altrettanto possono fare le lavoratrici e i lavoratori.

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