Floriano Frosetti: una vita da comunista, in fabbrica, nel sindacato, nelle istituzioni - di Valter Bartolini

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Non mi è facile condensare in poche righe ciò che ha rappresentato Floriano Frosetti nella storia sindacale e politica pistoiese e il mio rapporto con lui. Floriano era nato nel ‘37 a Fanano e, rimasto giovane orfano di padre, repubblichino giustiziato dai partigiani, fu adottato da uno zio comunista della montagna pistoiese e questo ha condizionato tutta la sua storia. Entrato ragazzo alla San Giorgio, poi Breda, era nel corso Fiom del 1952, in quel gruppo di giovani compagni, i “ragazzi della Fiom” appunto, che hanno segnato la vita sindacale e politica pistoiese per molti anni. Lì si son formati i massimi dirigenti sindacali, amministratori pubblici e parlamentari, tutti del Pci, ovviamente. Floriano ne è stato uno dei protagonisti, leader del movimento di rinnovamento del sindacato degli anni ‘60, quello dei Consigli e della Flm. Nel Consiglio di fabbrica Floriano c’è rimasto sempre fino al 1985, quando ha deciso di assumere un ruolo provinciale nella Fiom per diventarne rapidamente il segretario generale.

In tutti questi anni Floriano, capo indiscusso del sindacato alla Breda, oltre ad essere impegnato per conquistare salario e diritti si è dedicato a formare i tanti giovani che, via via, entravano in fabbrica. Un ruolo da vero e proprio maestro, di cui la mia generazione deve essergli assolutamente grata.

Noi ci conoscevamo appena, prima che io entrassi in fabbrica nel 1979, avendo frequentato la Flm che ospitava il “comitato per l’occupazione giovanile” di cui facevo parte. Appena terminato il corso di formazione e assunto in pianta stabile, Floriano mi venne a trovare e mi chiese di impegnarmi subito e di candidarmi, alla prima occasione, nel Consiglio di fabbrica. Così e stato e non ci siamo più “separati” per molti anni.

Nel 1991 scegliemmo insieme di sostenere la tesi Cossutta nel congresso di scioglimento del Pci e, successivamente di promuovere la costituzione a Pistoia di Rifondazione Comunista, così come di sostenere la tesi “Essere sindacato” nel congresso della Cgil, insieme agli altri “cresciuti” alla scuola del Frosetti. Fu una dura battaglia ma la vincemmo, anche alla Breda dove pure era concentrato gran parte dello stato maggiore del Pci. Così io, che facevo già parte della segreteria della Fiom ma in fabbrica, fui distaccato a tempo pieno e chiamato ad affiancare Floriano per poi succedergli quando - ormai eravamo diventati quelli di “Alternativa sindacale” - nel 1994 Floriano accettò di candidarsi a sindaco di Pistoia nelle file di Rifondazione.

Sono stati per me anni bellissimi, di grande formazione, di grandi lotte e anche di importanti conquiste, specie nelle piccole e medie aziende pistoiesi che Floriano curava con maniacale attenzione, convinto che lì la classe operaia avesse bisogno di sindacato ancor più che nella grande industria. E di grandi “scontri” nel sindacato e in politica. Ma era quello un dibattito ricco, spesso aspro ma sempre rispettoso delle opinioni altrui e, nel sindacato, fondato su una unità strategica e di pratica quotidiana indissolubile. Questa è una delle lezioni che ci ha lasciato Floriano, uomo che sapeva essere rigido, duro, combattivo ma che, a fine discussione, era subito pronto a scherzare o ad andare insieme a bere o a cena.

Floriano è stato anche un uomo con tante passioni, la caccia e lo sport. Ha praticato il ciclismo, la corsa, le camminate in montagna, tutte passioni che gli sono state preziose nella sua attività politica. Dopo aver svolto il ruolo di consigliere comunale a Pistoia dal 1994 al 2002, è stato assessore allo sport della Provincia per due mandati. La prima malattia che lo ha colpito alla gola, e che gli ha reso difficile parlare, lo ha progressivamente costretto ad abbandonare la politica attiva. Non gli ha però impedito di continuare il suo impegno nell’Arci, è stato a lungo presidente del circolo di Capostrada, e nell’Anmil fino alla fine.

Floriano è stato molte cose, per me soprattutto un amico e un mentore. Lo lascio con il rimorso di non averlo frequentato in questi ultimi tempi. L’ultima volta che l’ho sentito mi ha telefonato lui (cosa rarissima perché non lo usava praticamente più) per farmi gli auguri di buon compleanno, e questo ricordo mi fa venire un gran groppo alla gola. Fai buon viaggio Floriano e torna a cacciare con Marcone, un altro con cui hai attraversato la vita.

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