Umberto Romagnoli: il ricordo dell’Ufficio giuridico Cgil - di Andrea Allamprese, Amos Andreoni, Lorenzo Fassina

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Un padre costituente del diritto del lavoro ci ha lasciato il 13 dicembre scorso. Umberto Romagnoli è stato un maestro per tutti noi, sindacalisti e sindacaliste, professori e professoresse, studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici.

Un maestro di vita, innanzitutto, saldo nei valori e guida in un’epoca di incertezze. Un maestro del diritto, dal volto umano perché attento alle fatiche dei “poveri cristi” che lavorano ancor prima che alle alterne sorti del movimento sindacale.

È stato protagonista della stagione statutaria assieme a Gino Giugni e a Giorgio Ghezzi; quando poi costoro hanno optato per l’impegno politico, lui è rimasto fermo nell’insegnamento universitario, permeato dai valori democratici come incarnati nell' “autunno caldo” e nei movimenti di liberazione nel vissuto quotidiano. Una presenza necessaria e fondamentale per trasmettere il sapere alle nuove generazioni di studenti e studentesse, nel filo di un impegno scientifico “costituzionalmente orientato”.

Le tormentate vicende successive non lo hanno piegato, perché lui restava ancorato alle radici profonde della storia e, ad un tempo, era assai attento al nuovo che avanzava, con una visione ormai universalistica del diritto del lavoro, ancor prima delle tutele settoriali.

Le asperità e le contraddizioni del presente venivano esorcizzate con grande talento letterario e spirito immaginifico. Con quel talento voleva essere ricordato, al di là della sua immensa produzione scientifica e degli infiniti riconoscimenti accademici.

Gli piaceva di essere rappresentato come l’ebreo errante che, malgrado tutto, avanza in punta di piedi, illuminando con la sua lanterna i tortuosi percorsi della Storia.

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