Inaccettabile criminalizzazione della solidarietà - di Selly Kane

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Il decreto del governo Meloni sulle operazioni di soccorso in mare delle Ong aggrava il disumano accanimento sulle sofferenze delle persone in fuga, condannate a morire nel mar Mediterraneo.

Il governo, sin dal suo insediamento nell'ottobre scorso, si è subito adoperato con misure che hanno l’obiettivo di bloccare quella che definisce “immigrazione illegale”, soprattutto quella proveniente dal nord Africa. È già del 24 ottobre 2022 una direttiva ministeriale tesa a rifiutare l’indicazione di un porto di approdo a due nave delle Ong, Ocean Viking e Humanity 1, che avevano prestato soccorso a persone naufragate nel mar Mediterraneo, chiedendo agli Stati di bandiera (Norvegia e Germania) di assumersi la responsabilità di indicare un loro porto sicuro.

Il 4 novembre il governo emana un decreto con cui si vieta la possibilità alle navi Geo Barents e Humanity 1 di sostare in “acque italiane” oltre il tempo necessario per far sbarcare solo le persone in condizioni di grave salute, dunque un vergognoso criterio selettivo riguardo alle persone che possono sbarcare, una vicenda che ha turbato le coscienze e che ha segnato una altra brutta pagina della storia. Grazie alle mobilitazioni delle organizzazioni umanitarie, sociali e della società civile, tutte le persone hanno potuto sbarcare.

Nel perseguire il proprio obiettivo di attacco alle navi Ong, il governo ha approvato il decreto legge 1/2023, teso a regolamentare le operazioni di soccorso delle navi umanitarie. Il testo introduce un “codice di condotta” – simile a quello varato dall’allora ministro dell’Interno, Marco Minniti, nel 2017 – che introduceva nuove disposizioni “urgenti” per la gestione dei flussi migratori, con l’obiettivo sia di “assicurare l’incolumità delle persone recuperate in mare, nel rispetto delle norme di diritto internazionale e nazionale”, sia di “tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica”.

Tuttavia il provvedimento è stato criticato duramente da tutte le Ong e da numerose organizzazioni umanitarie e sociali, poiché, con le nuove regole imposte dal governo italiano, le navi delle Ong saranno costrette a lasciare senza presidio molte zone di soccorso nel mar Mediterraneo, con un inevitabile aumento del numero dei morti. Poi l’obbligo previsto per le navi di approdare in nuovi porti troppo lontani dai mari di soccorso comporterà solo il prolungamento delle sofferenze e maggior rischio di morte.

Con il governo Meloni si continua dunque a reiterare una stagione che abbiamo già conosciuta di “lotta ai taxi del mare”, inaugurata da Luigi Di Maio, l’allora vicepresidente della Camera, nel 2017, e reiterata senza soluzione di continuità. Ciò che continua a stupire sta nel fatto che questa guerra contro le Ong, tanto cara alle destre (e non solo), non rispecchia la realtà. Il discorso perpetrato e reiterato sulla invasione, sulla sicurezza e sull’ordine pubblico non ha alcun fondamento, ancor meno quello sulla lotta all’immigrazione illegale e ai trafficanti di esseri umani, mentre si continuano a firmare accordi di esternalizzazione delle frontiere e di respingimento con e verso Paesi dove vengono sistematicamente violati i diritti umani. Inoltre le disposizioni contenute nel decreto non riusciranno a fermare le persone che fuggono da guerre, persecuzioni, conflitti, povertà.

Tutto questo in piena violazione delle norme costituzionali: l’obbligo di soccorso imposto dal diritto internazionale è norma di rango superiore (articoli 10 e 117 della Costituzione), e non può essere derogato da una disciplina interna volta a limitare i soccorsi.

Siamo di fronte, ancora una volta, ad una miopia e alla mancanza di consapevolezza del fallimento delle politiche sull’immigrazione italiane ed europee. Si persevera nel negare la possibilità di ingressi regolari, che consentano alle persone migranti di entrare in modo sicuro sul territorio italiano o di altro Stato dell’Unione europea, con visti di ingresso per lavoro o per ricerca lavoro o per asilo.

 

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