Franco Rotelli, il talento di trasformare i sogni in realtà - di Stefano Cecconi

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Per gratitudine, immensa stima e affetto scrivo queste righe per Franco Rotelli, scomparso lo scorso 16 marzo. La sua morte ha lasciato sgomenti tutti coloro che in questi anni si sono avventurati, per garantire diritti e libertà, nel territorio scabroso della “periferia dei diritti”, quella abitata dagli esclusi, dai reietti, dai “confinati” dentro le mura delle “istituzioni totali”: dal manicomio al carcere, fino ai centri per l’immigrazione. Perché Rotelli diceva: “Dietro le mura nascono soltanto dei mostri. Dietro le mura non può nascere mai niente di buono e bisogna sapere che è sempre e comunque sbagliato”.

Franco Rotelli aveva un pregio assai raro: quello di voler trasformare i sogni in realtà, e il talento di saperlo fare. Certo, non sempre e non tutti i sogni si avverano. Ma se Rotelli è stato definito, anche in questi giorni, un “visionario concreto”, è perché “sognava e agiva”, nei diversi ruoli che ha ricoperto, per migliorare la vita delle persone, i contesti sociali, i servizi e il lavoro del welfare.

Lo ha fatto, insieme a Basaglia, e dopo, per distruggere i manicomi: da Castiglione a Trieste fino a Leros. E per costruire le alternative alla non-vita del manicomio: libertà, reddito, casa, lavoro, affetti, e servizi sempre aperti e accoglienti.

Nel suo straordinario lavoro, professionale e politico, ci ha insegnato che, per prendersi cura di una persona, occorre prima di tutto garantire i suoi diritti, la sua libertà, rispettarne la dignità. Questo significa agire contro ogni esclusione, contro ogni repressione e discriminazione.

Tutto ciò presume che esista un Sistema sanitario pubblico e universale, e capace di integrare le sue politiche e le sue azioni con tutte le altre componenti del welfare: sociali, abitative, formative, per l’occupazione, ecc. Per questo Rotelli diceva spesso: occorre abbattere i muri, non solo del manicomio, ma anche tra Istituzioni, tra Asl e Comuni, tra professioni diverse. Perché la persona, tanto più se malata, esprime bisogni globali, non solo strettamente sanitari o meramente clinici. Perché i determinanti di salute e malattia, le stesse speranze di guarigione, si rintracciano ben oltre i ristretti confini e poteri della medicina tradizionale: reddito, istruzione, ambiente, occupazione, condizioni di lavoro, contesto sociale e familiare, genere, segnano il destino di una persona, persino la sua speranza di vita.

È la visione “globale” del concetto di salute dell’Oms, rimasta spesso una mera dichiarazione, che invece con Franco Rotelli è diventata obiettivo possibile da raggiungere.

Le sue intuizioni hanno provocato innovazioni straordinarie nel sistema di welfare socio sanitario, ben oltre Trieste. Ci si riferisce certo al lavoro enorme di de-istituzionalizzazione fatto nell’ex ospedale psichiatrico di Trieste, con l’apertura di centri di salute mentale h24, trovando soluzioni abitative “normali” in città, la creazione delle cooperative sociali per il diritto al lavoro, fino alla radicale trasformazione del parco di San Giovanni, diventato, da luogo di repressione e dolore, un magnifico esempio di rigenerazione urbana.

Ci si riferisce al sostegno, sempre lucido e affettuosamente critico, che ha dato alla lotta di “Stopopg”, che ha portato alla chiusura dei manicomi giudiziari, e alla campagna contro la contenzione “E tu slegalo subito”. Ci si riferisce alla geniale intuizione delle “micro aree”, avamposti dei servizi della “Città che cura”, che agiscono in quartieri “difficili” - oggi 14 zone di Trieste in cui collaborano soggetti pubblici (Ater di Trieste, Comune di Trieste, Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina), associazioni, organismi della cooperazione sociale e del volontariato che intervengono con azioni coerenti ed organiche nei settori della sanità, dell’educazione, dell’habitat, del lavoro e della democrazia locale - dimostrando che si può cambiare, partendo dal piccolo e nei luoghi più disagiati. Ci si riferisce al budget di salute, rivoluzionario strumento per mettere al centro delle azioni del welfare la persona e tutte le risorse attivabili a garantirne i diritti. Ci si riferisce alla centralità assegnata al Distretto socio sanitario, motore pubblico di un sistema di servizi, azioni e professioni integrate per fare salute di comunità, di prossimità, nei luoghi di vita delle persone, anticipando persino alcune riforme del Pnrr.

Quello promosso da Rotelli - e da chi ha lavorato con lui: Giovanna Del Giudice, Peppe Dell’Acqua, Roberto Mezzina, Mario Novello - è stato uno straordinario percorso di innovazione e cambiamento del sistema di welfare pubblico, fondato sulla deistituzionalizzazione e sulla centralità della persona. Oggi questo modello è messo in discussione dalla maggioranza che governa la Regione Friuli Venezia Giulia, e da un governo che abbandona la sanità pubblica. Impedire che accada non è solo una questione locale, è ragione per riprendere, proprio nel segno di Franco Rotelli, una mobilitazione nazionale.

 

 

*Questo articolo è una rielaborazione dell’autore del testo pubblicato su “il manifesto” del 22.3.2023

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