Il nostro muro di valori e principi costituzionali - di Giacinto Botti

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L’autunno sarà caldo e non solo per il cambiamento climatico. La crisi ambientale, sanitaria, sociale e la guerra segnano una stagione di scontro per il cambiamento. La sfida è sempre quella su chi paga la crisi strutturale del capitalismo, e di come se ne esce.

La guerra è la faccia più cruenta, criminale dello scontro tra potenze e imperi, con l’Italia e l’Unione europea allo stesso tempo complici e vittime, per il ridisegno degli assetti geopolitici, il controllo delle fonti energetiche e delle terre rare.

La destra al governo non è un incidente della storia, come non lo sono le pessime condizioni sociali, le diseguaglianze, le mancanze di diritti sociali e civili, la diffusa precarietà di vita e di lavoro, lo sfruttamento e lo schiavismo subiti da milioni di persone ricattate in lavori poveri, in nero con salari e condizioni di lavoro incivili.

Da tempo subiamo un arretramento culturale, una restaurazione che intacca il tessuto democratico e civile del paese, che avvelena le coscienze e mina la solidarietà sociale.

Da decenni si muore per lavorare, il paese soffoca nel cemento, nelle speculazioni, nei disastri ambientali. Non da oggi ci sono oltre quattro milioni di persone con salari sotto la soglia di povertà. Da anni pensionati e cittadini indigenti non si curano, non fanno prevenzione perché la sanità pubblica è stata saccheggiata dalla privatizzazione, l’ascensore sociale si è fermato e la scuola è ritornata classista, al sevizio dell’impresa, del mercato e del profitto. La concentrazione delle ricchezze, l’evasione e la perdita della progressività fiscale non sono di oggi.

Se non si parte da qui, se non si ricostruisce un’altra visione di società e di progresso, fuori dalla centralità del mercato e del profitto, non cambieremo il paese e non vinceremo la sfida del futuro.

La destra al governo porterà il paese al disfacimento sociale, alla rottura dei suoi assetti democratici, a una involuzione repressiva e antidemocratica, all’ulteriore smantellamento delle tutele sociali, alla sostituzione del sistema pubblico con quello privato nella sanità, nella scuola, nei trasporti, nell’economia. È una destra arrogante, classista, negazionista persino del cambiamento climatico. Va fermata con la costruzione del consenso, con adeguati rapporti di forza, con le lotte settoriali dentro a un quadro generale.

In questo inedito contesto la Cgil ha un compito immane, rinnovandosi a partire dalle sue radici e dalla sua piena autonomia. La Cgil continuerà la sua azione di proposta generale, di mobilitazione, di difesa dei diritti costituzionali contro i progetti liberisti e autoritari del governo Meloni.

L’impegno della Cgil è di allargare l’opposizione sociale, aumentare l’insediamento nei dispersi luoghi di lavoro, nei territori, diventare strumento organizzativo e di confronto con i movimenti che innervano la società, di partecipazione, di scambio intergenerazionale di saperi e speranze. Per la difesa della democrazia e della giustizia sociale, per l’eguaglianza e i diritti universali, per l’emancipazione e l’unità del paese.

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