Ridurre l’orario di lavoro a parità di salario è possibile - di Mauro Bellucci

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L’accordo sottoscritto in Acea conferma che ridurre l’orario a parità di salario è possibile. Lo è anche quando si tratta di armonizzare diversi orari di lavoro, riducendo la media settimanale oraria per una platea sempre più ampia di lavoratori, equiparandoli a chi aveva e manteneva una media settimanale oraria più bassa di 30 minuti.

Il valore di questo accordo è anche il superamento di un doppio regime legato all’anzianità, frutto della difficile trattativa del 2002 che portò all’unificazione dei quattro contratti dell’acqua e del gas in un solo contratto. Il prezzo che pagammo fu proprio quello dei doppi regimi, orario e in parte salario, con il congelamento di parte degli stipendi, che comunque rimanevano per calcolare gli aumenti dei contratti successivi.

Il doppio regime sugli orari ha caratterizzato la battaglia della sinistra sindacale nei successivi rinnovi contrattuali, ma senza risultati avendo sempre trovato un muro da parte delle aziende e anche per la scarsa convinzione dei vertici di Filctem, Femca Cisl e Uiltec. Ora, questo accordo apre la strada alla stessa richiesta in tutte le aziende del settore e nel Ccnl. L’importanza è dovuta anche al fatto che viene stipulato nell’azienda con il più alto numero di addetti Gas-Acqua d’Italia. Come sinistra sindacale dovremo essere impegnati a far vivere la richiesta in ogni realtà.

L’accordo sottoscritto dalla nostra categoria nazionale dentro il gruppo Acea riveste una grande importanza nella partita della gestione degli orari di lavoro. Da tempo ci stiamo confrontando come Cgil, anche nei nostri documenti congressuali, sull’importanza di ridurre l’orario di lavoro a parità di salario e di condizioni generali normative ed economiche. Si tratta della sfida più grande che il sindacato confederale dovrà affrontare nei prossimi anni.

Le sfide che ci consegneranno le diverse transizioni che la nostra società dovrà sapere gestire, da quella ambientale a quella climatica, passando per quella digitale e di modello industriale, ridisegneranno il mondo del lavoro che oggi conosciamo e che abbiamo imparato a gestire. Si trasformeranno le professioni e le professionalità utili a questo percorso, superando e cancellando diversi ambiti di impiego oggi presenti, per aprire e guardare a nuovi ambiti ed orizzonti, con nuovi lavori e nuovi professionalità necessarie a questi nuovi scenari.

Questa rivoluzione ci dovrà vedere impegnati a ricontrattare nuovi orari di lavoro, nuove forme di bilanciamento dei tempi di lavoro e di vita, tenendo agganciati a questo percorso tutti i lavoratori oggi impiegati in questi settori. La riduzione dell’orario di lavoro a parità di condizioni è lo strumento principe per redistribuire il lavoro e creare nuovi posti di lavoro, evitando di dovere pagare costi sociali enormi, tutti a carico di chi noi rappresentiamo.

Già oggi nella nostra categoria, sicuramente la più esposta su questo percorso di trasformazione, abbiamo iniziato a mettere in campo ambiti di contrattazione importanti. La “remotizzazione” massiva del lavoro e dei luoghi di lavoro, a seguito della pandemia e della diffusione dello smart working, ha reso necessario la sottoscrizione di accordi specifici su questa tematica.

L’idea diffusa del lavorare per obiettivi a prescindere dal livello di inquadramento e dalla mansione svolta, l’allungamento dei tempi e degli orari di lavoro avendo assorbito al loro interno quelli che erano i tempi degli spostamenti e di viaggio, la sovrapposizione e la coincidenza di oggi fra i luoghi del lavoro con quelli della vita privata dei lavoratori, ha reso necessario la completa ridefinizione del concetto di giornata lavorativa, della sua collocazione temporale e della necessità di ricontrattare i nuovi livelli di produttività ed i loro aumenti in questi anni.

Abbiamo saputo definire regole nuove per i capitoli della disconnessione e del diritto dei lavoratori a poter gestire il loro tempo di lavoro, abbiamo saputo confermare come l’estensione della contrattazione aziendale e delle sue regole sia il riferimento principale per la gestione di questa nuova organizzazione del lavoro, abbiamo iniziato a ragionare di come ricostruire le nuove professionalità ed i loro contenuti, anche alla luce dei prossimi rinnovi contrattuali.

 

Tutto questo, queste nuove sfide e questi nuovi scenari, possono essere possibili e portare a risultati utili ai lavoratori solamente ripartendo dalla centralità dell’orario di lavoro, delle sue articolazioni, della sua capacità di essere una leva nella distribuzione e creazione di occupazione. Mantenendo fermo il ragionamento che una sua riduzione, con la conferma dei livelli retributivi e di condizioni economiche a fronte di nuovi modelli organizzativi e di nuovi ed aumentati livelli di produttività, non solo è possibile, ma storicamente è l’unica direzione su cui orientare le nostre politiche e i nostri sforzi.

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