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Una crisi di governo incomprensibile e politicamente immorale

Comunicato di “Lavoro Società - Per una CGIL unita e plurale” 

In un momento grave, con le morti e i contagi da Covid 19 in aumento, la già debole economia in afasia, la tenuta del tessuto sociale, occupazionale, di unità del Paese in pericolo, il sistema sanitario sotto pressione, innescare la crisi di governo - da affrontare e risolvere in Parlamento, come si addice a una democrazia parlamentare - per i giochi di potere, i ricatti di bassa lega di un capetto egocentrico e arrogante senza rappresentanza né consenso, oltre che incomprensibile ai più, è politicamente immorale. Così si produce la rottura del rapporto vitale per la democrazia rappresentativa, tra il popolo e lo Stato, il popolo e una politica sempre più distante dal paese reale

Il sindacato confederale, con la sua autonomia e le sue proposte, com’è nella sua storia non è indifferente a una crisi che comporterebbe gravi conseguenze per il mondo del lavoro e per il Paese. 

La tenuta politica e istituzionale, che per noi è essenziale, dipende dalla capacita del governo di rispondere ai bisogni del Paese e dei cittadini con scelte, misure e interventi sanitari, sociali ed economici all’altezza della situazione, di aggredire le profonde diseguaglianze e di intraprendere strade radicalmente alternative rispetto al passato, superando gli errori, le storture e le deviazioni del sistema paese. La condizione è che si apra un serio confronto con le parti sociali rappresentative del mondo del lavoro e dei pensionati, e che si mettano non il profitto e il mercato, ma il lavoro e il suo valore e i diritti essenziali al centro dell’azione politica generale, riconoscendo il ruolo e la funzione politica e sociale del sindacato confederale. 

Ci sono colpe, ritardi e lacune da addebitare non solo al governo ma a tutte le forze di una maggioranza non coesa e politicamente divisa sulla prospettiva e su un’idea di futuro per il Paese, con al suo interno una forza disgregatrice come Italia Viva. Gli eredi del libero mercato, della centralità del profitto e degli interessi di parte non demordono e trovano sostenitori nell’opposizione ma anche nella compagine governativa. Nulla potrà più essere come prima. Occorre un governo non asservito e piegato agli interessi padronali e del capitalismo rampante e spregiudicato perché lo scontro sul futuro è di ordine generale.

L’alternativa all’attuale governo sarebbe un governo figlio del politicismo esasperato, di piccolo cabotaggio, degli interessi materiali di gruppi ristretti, di una Confindustria con poca responsabilità sociale, di chi vuole appropriarsi del controllo e della gestione clientelare e di potere delle ingenti risorse messe a disposizione dall’Unione Europea col Next Generation EU. Sarebbe un governo, al di là della sua formula, spostato a destra sul piano sociale, economico e valoriale, con un sindacato messo in un angolo, com’è avvenuto anche con il fallimentare governo Renzi. 

Per noi il diritto alla vita e alla salute, al lavoro dignitoso, all’eguaglianza nei diritti e nelle possibilità, al futuro di vita e di lavoro delle giovani generazioni devono essere le priorità di ogni governo.

Roma, 15 gennaio 2021

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