Il direttivo nazionale della Cgil del 13 novembre scorso ha espresso una valutazione complessiva sul confronto con il governo sulle misure da adottare nella legge di bilancio in tema di pensioni e lavoro. Le risposte ottenute dal governo, limitate al tema della aspettativa di vita e ad alcune proposte emendative sul fondo di integrazione salariale e sulla previdenza complementare per i lavoratori pubblici, sono del tutto insufficienti, sia rispetto alle proposte della piattaforma unitaria sulle pensioni, oggetto di rivendicazione da oltre due anni, sia rispetto agli impegni definiti per la seconda fase nel verbale sottoscritto lo scorso anno.

In particolare non c’è stata alcuna risposta su flessibilità in uscita, lavoratori discontinui nel sistema contributivo, lavoro di cura e condizione delle donne, temi rilevanti in modo particolare per le giovani generazioni e che rappresentano la possibilità di tenuta di un sistema previdenziale universale. Né si sono definite risposte adeguate in materia di rivalutazioni delle pensioni in essere. Sulla aspettativa di vita, il governo non ha dato risposte convincenti e sufficienti alla richiesta sindacale di sospendere l’automatismo di adeguamento per aprire una discussione volta a modificarlo, per superare la sua incidenza negativa su tre fattori: vecchiaia, pensione anticipata e calcolo dei coefficienti di trasformazione.

Da questo giudizio inequivoco discende la decisione di tenere aperta, nella relazione con le lavoratrici ed i lavoratori, la volontà di un cambiamento strutturale del sistema pensionistico, che per la Cgil rimane obiettivo anche per il confronto con i prossimi governi. Così come di dare continuità alle iniziative per tenere viva la piattaforma, con l’obiettivo di sostenere le proposte sindacali e determinare cambiamenti nella prossima legge di bilancio.

Il direttivo nazionale ha dato un chiaro mandato alla segreteria a decidere tutte le iniziative di mobilitazione nazionale utili a conquistare risposte coerenti con la piattaforma sulla previdenza e gli impegni già assunti dal governo con la fase due del protocollo sottoscritto lo scorso anno.
La mobilitazione nazionale sarà l’occasione per confermare il giudizio più ampio sulle misure previste nella legge di bilancio, una legge inadeguata rispetto ai bisogni del paese anche sui temi delle proposte complessive sul lavoro e sugli ammortizzatori sociali, sugli investimenti, sulle politiche economiche, sulla sanità. Una mobilitazione per una società con meno diseguaglianze e più diritti per tutte e per tutti.

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