Il sequestro della nave della ong spagnola ProActiva Open Arms: una vera e propria criminalizzazione delle organizzazioni impegnate a salvare vite umane. 

Il 18 marzo la procura di Catania ha disposto il sequestro della nave della ong spagnola ProActiva Open Arms, ormeggiata nel porto di Pozzallo dopo lo sbarco di 218 migranti che l’equipaggio aveva salvato in acque internazionali e rifiutato di consegnare alla guardia costiera libica. Tre membri dell’equipaggio sono stati indagati per “associazione a delinquere finalizzata ad agevolare l’immigrazione clandestina e reato di immigrazione clandestina”. La sola accusa di associazione è poi decaduta. La procura di Catania farebbe riferimento alla decisione degli spagnoli di non riconsegnare ai libici i migranti appena salvati. Si vuole, quindi, mettere sotto accusa ProActiva Open Arms per una decisione coerente con il diritto internazionale e il diritto alla vita, sapendo bene qual è la sorte riservata a chi viene rispedito nell’inferno di Tripoli.

Ci troviamo di fronte ancora una volta ad un atto teso alla criminalizzazione di chi vuole salvare vite umane, che risponde alla logica italiana ed europea di esternalizzazione del controllo delle frontiere e di respingimento in Libia delle persone in fuga. Secondo il Rapporto del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, nei campi di concentramento libici, dove sono rimasti quasi un milione di rifugiati, questi sono sottoposti a “detenzione arbitraria e torture, tra cui stupri e altre forme di violenza sessuale, a lavori forzati e uccisioni illegali”. Nel rapporto si condanna anche la condotta spregiudicata e violenta da parte della Guardia costiera libica nei salvataggi e intercettazioni in mare.

Dopo aver usato i soldi dei contribuenti italiani ed europei per formare ed equipaggiare i guardacoste libici, si cerca di liberare il campo da chi salva vite umane per lasciare i migranti in mano a chi li respinge per delega ricevuta dall’Italia e dall’Unione europea, anche se in flagrante violazione della Convenzione di Ginevra. Chiunque cerchi di bloccare questa deriva delle politiche nostrane, cercando di salvare vite umane, viene ostacolato attraverso una sistematica criminalizzazione, come dimostrano gli ultimi provvedimenti Minniti-Orlando, e anche la decisione di qualche mese fa del Viminale di voler obbligare le ong a firmare un codice di condotta.

Importante e significativo che sia caduta l’accusa strumentale di associazione per delinquere, all’origine della competenza della procura distrettuale di Catania. Il gip di Catania ha deciso di confermare il sequestro dell’imbarcazione della Ong spagnola, non ravvisando tuttavia il reato di associazione per delinquere.

E davvero con indignazione, continuiamo a constatare, che vengano posti ostacoli e muri alle iniziative di solidarietà. E’ paradossale che i drammi della guerra, della povertà, le violenze e lo sfruttamento che i migranti subiscono nel paese di provenienza non siano sufficienti per vedere riconosciuto il loro diritto a fuggire e ad essere salvati.

Occorre continuare a respingere questa deriva, anche se siamo in un paese che ha appena espresso un voto politico contro i migranti. C’è ancora una fetta di “società civile” che chiede di fermare questa macchina pericolosa nei confronti di chi, a rischio della propria incolumità, dedica la vita a salvare quella di altre persone in gravi situazioni di grande rischio per la propria vita. Occorre proseguire con determinazione la battaglia nella difesa dei più deboli, ancorati nei valori di umanità e di civiltà.


 

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