Pubblichiamo il documento conclusivo della riunione del Coordinamento nazionale di Lavoro Società - Per una Cgil unita e plurale, del 7 novembre scorso.  

Il Coordinamento nazionale di Lavoro Società - Per una Cgil unita e plurale, riunito a Roma il 7 novembre, esprime la propria posizione in merito alla situazione in Cgil, in considerazione anche del confronto avvenuto nel Comitato direttivo del 27 ottobre, in una situazione politica complicata, in alcuni casi persino sindacalmente inedita rispetto alla lunga storia della nostra organizzazione.

Siamo in presenza di anomalie ma questo non può svincolare il gruppo dirigente e tutte e tutti noi da ogni obbligo etico e morale, dal rispetto reciproco che nasce dal senso di appartenenza all’organizzazione, e di responsabilità verso le nostre iscritte e i nostri iscritti.

Pensiamo che non si possano fare solo appelli di forma all’unità se si continuano a rimuovere le vere ragioni politiche e di merito sindacale per le quali, non da oggi ma da tempo, ci stiamo cimentando in un aspro confronto nel Comitato direttivo nazionale e non solo, incomprensibile alla luce del documento congressuale “Il Lavoro è”, votato dal 97% del gruppo dirigente e da una maggioranza analoga nei congressi di base.

Dobbiamo uscire dalle ipocrisie e dalle strumentalizzazioni per riportare la discussione nell’ambito della nostra ricca dialettica, dando così valore alla democrazia partecipata, difendendo dal gossip e dalle banalità giornalistiche la vitalità della nostra democrazia plurale, e il valore di merito del nostro confronto.

Nessuna rottura politica, nessuna regola violata nelle scelte del Segretario generale che, dopo l’ascolto diffuso del gruppo dirigente a vari livelli, ha indicato nel compagno Maurizio Landini il possibile candidato a prossimo Segretario generale, avendo a suo parere le caratteristiche indicate dai dirigenti ascoltati. Una proposta che in Segreteria nazionale ha raccolto il consenso di sette segretari. Una grave anomalia, fuori dalle nostre regole, ci appare invece la presenza, ormai da tempo di dominio pubblico, di una candidatura a Segretario generale avanzata e sostenuta attraverso un’impropria “campagna elettorale” da un indefinito gruppo composto da vari segretari generali: una candidatura mai discussa in nessun organismo dirigente, o sottoposta a un confronto collettivo.

Vogliamo sottolineare che la storia della Cgil è fatta anche di divisioni congressuali, di dura lotta politica e di aspri confronti sul merito sindacale e sui gruppi dirigenti. Tutto questo non è stato fattore di rotture permanenti né di divisioni strutturali, ma di ricchezza e di rinnovamento della Cgil. E siamo convinti che per uscire più forti e uniti dal Congresso nazionale occorra riportare il confronto sul futuro Segretario al merito delle cose, stando dentro alle regole democratiche e a quei valori rappresentati dal quadrato rosso.

Usciamo dalle vuote formule e dai modelli altrui. Ci sono immense sfide da affrontare, e misurarci sui nomi di candidati senza riferimento al merito programmatico e alla collocazione sociale della Cgil nel mondo di oggi non ha senso. Cgil riformista, massimalista, radicale, concertativa o classista: si tratta di banalità, di una pigra lettura conformista di un passato e di un mondo che non esistono più.

Noi pensiamo che il prossimo Segretario generale non dovrà essere incoronato ma eletto nelle strutture preposte come previsto dalle nostre regole e dalla nostra democrazia partecipata e rappresentativa. Come sappiamo che qualunque Segretario sarà eletto non sarà un “uomo solo al comando” ma il Segretario di tutte di tutti, a garanzia del nostro articolato pluralismo e della nostra identità confederale e generale. E soprattutto, per noi, dovrà mantenere solida e propositiva la nostra autonomia, e concretizzare con coerenza le scelte, i progetti, le proposte che saranno indicati dal Congresso, e che sono oggi delineati nel documento congressuale “Il Lavoro è”, nell’impianto strategico della Carta dei diritti e nel Piano del Lavoro.

La Cgil del futuro dovrà essere sempre più militante, rappresentativa e confederale, un collettivo che vive di contrattazione, di partecipazione, della ricchezza e della sapienza della collegialità, dei suoi pluralismi e del confronto democratico.

I congressi di base si sono conclusi, da oggi inizia una nuova fase del nostro confronto, e pensiamo sia il momento di uscire dalle fastidiose personalizzazioni. Noi, come Lavoro Società - Per una Cgil unita e plurale, siamo da molti anni una sinistra confederale di maggioranza, statutariamente costituita anche dall’ultimo congresso. Abbiamo contribuito alla definizione e al rafforzamento a sinistra del documento congressuale attraverso un articolato contributo, firmato da oltre 800 iscritte e iscritti, e inviato, dopo la prima stesura, 27 emendamenti al testo, molti dei quali raccolti dalla Commissione Nazionale.

Siamo sostenitori convinti e coerenti della linea intrapresa dall’organizzazione e pensiamo, come affermato nella relazione del Segretario generale, che ”la pluralità della nostra organizzazione non è riducibile alle sole mozioni congressuali”.

Riteniamo che il nostro pluralismo debba essere riconosciuto come ricchezza di pensiero e rappresentato negli esecutivi, al fine di allargare la composizione plurale della Cgil. Un pluralismo che non dovrebbe essere disconosciuto o messo in discussione da nessuno, né essere subordinato alle scelte che si fanno o a scambi di alcun tipo. Nessuno nella nostra organizzazione ha il diritto di esercitare un senso proprietario della struttura in virtù del ruolo di Segretario generale che riveste transitoriamente, e nessuno può eticamente e statutariamente utilizzare risorse, potere e posti per condizionare le scelte individuali o collettive. Nessuno può subordinare il riconoscimento del pluralismo che rappresentiamo alla risposta alla domanda “con chi stai”.

Oggi i compagni e le compagne del Coordinamento nazionale di Lavoro Società - Per una Cgil unita e plurale hanno scelto collettivamente e in un confronto libero non con chi stare, ma di stare con la Cgil che vorremmo in futuro. Noi siamo per un’organizzazione democratica che si alimenta nel suo pluralismo, nella quale non ci sono nemici ma dirigenti militanti coesi, solidali, responsabili e di valore.

Coerentemente con la nostra storia di sinistra confederale organizzata, abbiamo scelto di conseguenza di sostenere collettivamente, per ragioni di linea e merito sindacale e di prospettiva strategica, la candidatura di Maurizio Landini a prossimo Segretario generale della Cgil.

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