Dobbiamo alzare lo sguardo sul mondo e su ciò che sta avvenendo, sui cambiamenti che non sono solo climatici ma che riguardano i dati macroeconomici in peggioramento, e lo scontro sui futuri assetti geo-politici.

Il rallentamento progressivo dell’economia mondiale ricadrà su tutte le nazioni e maggiormente sulle classi lavoratrici e popolari, come si può capire dal fallimento del G20, svuotato di senso dai nuovi sovranisti. Bisogna tornare a una lettura marxista moderna per capire le tendenze del capitale ad accentrarsi nella fase di interdipendenza tra le economie e di globalizzazione del sistema, a indagare il nesso tra multinazionali e Stati. Non a caso si è innescata una pericolosa guerra commerciale della quale fanno parte i dazi e il protezionismo degli Usa di Trump.

Come le guerre commerciali nordamericane, anche la politica estera della Russia per il controllo delle vie energetiche, e il protagonismo internazionale messo in atto dalla Cina, devono essere ricondotte - grazie anche a un rinnovato protagonismo della migliore Europa - nella costruzione di un nuovo ordine geopolitico multipolare, che bandisca la guerra guerreggiata. Dentro a questo disordine mondiale la Confederazione internazionale dei sindacati (Ituc-Csi) deve mettere all’ordine del giorno la salute del pianeta e quella del mondo del lavoro, per unificarlo su proposte e valori di solidarietà internazionalista.

In Europa e nel nostro paese occorre invece capire le tensioni sociali. I gilet gialli in Francia sono solo la punta di un malessere trasversale, presente in tutte le società impoverite e diseguali. Mentre l’arretramento valoriale e culturale sgretola pericolosamente la nostra democrazia rappresentativa e costituzionale, il primato del collettivo e i sentimenti di pace, di uguaglianza e di solidarietà tra le persone. Occorre rivitalizzare il sindacato europeo, che è necessario a un’Europa che deve recuperare autonomia politica per essere un attore importante di un nuovo equilibrio multipolare, tornando alla sua storica collocazione di ponte verso l’area del Mediterraneo, dell’Africa e del Medio Oriente.

La nostra iniziativa, radicale e credibile, deve basarsi non sul rispetto dei parametri dell’Europa dell’austerità e delle agenzie di rating al servizio della finanza globale, ma sul valore e la dignità del lavoro, sui diritti sociali e l’eguaglianza, sulla democrazia e la libertà delle donne che è libertà di tutti, per un’Europa dei popoli, dei diritti, della solidarietà e dell’inclusione.

E’ necessario, con radicalità e intelligenza, ri-politicizzare l’antica dialettica capitale-lavoro, in cui si rinnova il moderno scontro di classe, senza ascoltare l’adunata delle élite europeiste e liberiste contro i “nuovi barbari”, sovranisti, razzisti e nazionalisti. Non perché non si debba combatterli, ma perché per farlo occorre contrastare proprio quelle politiche liberiste - agite anche da gran parte dei partiti “di sinistra” italiani ed europei - che li alimentano.

Le ultime elezioni politiche e amministrative, a conferma che in Italia un ciclo storico si è dolorosamente chiuso, hanno segnato, anche tra la nostra gente, una messa in discussione di quei valori di solidarietà e inclusione che oggi occorre rilanciare nel gruppo dirigente diffuso, per evitare che si traducano in comportamenti razzisti e xenofobi, incompatibili con la stessa appartenenza alla Cgil.

Occorre mobilitarsi con più forza e radicalità contro il “decreto Salvini”, inumano e razzista, che annulla le politiche di integrazione e impedisce l’accoglienza, gettando sulla strada migliaia di richiedenti asilo e di lavoratori occupati nelle strutture esistenti. La logica dei penultimi contro gli ultimi nega alla radice la nostra stessa esistenza di sindacato generale, lasciando la rappresentanza sociale e sindacale alla frammentazione delle figure professionali organizzate su base corporativa.

É solo misurandosi senza auto-assoluzioni sulla frattura sociale del presente che la sinistra sociale e politica potrà ritrovare le ragioni e il senso della sua esistenza: ma potrà farlo solo facendo i conti con il suo interclassismo, con le sue scelte di campo, e con i suoi gravi errori sul piano sociale e valoriale.

In questo difficile contesto stiamo svolgendo il nostro congresso su un documento sintetico, innovativo e chiaro, che ribadisce il valore delle iniziative e delle proposte confederali come il nuovo Piano del Lavoro e la Carta dei diritti universali, che hanno permesso alla Cgil di affermare un’autonomia progettuale, e di non essere travolta dalla stagione di attacco alle rappresentanze sociali (i “corpi intermedi”), e dalla evaporazione e dal travaglio della sinistra politica, di governo e radicale.

Proprio l’identificazione come artefice delle politiche di austerità, dal voto alla Fornero al jobs act e alla “buona scuola”, ha prodotto l’esito elettorale del Pd che aveva governato negli ultimi anni il nostro paese. Un esito non favorevole nemmeno alle forze politiche che si richiamavano alla sinistra radicale. Pure per la Cgil c’era il rischio di perdita di consenso, arginato con l’iniziativa confederale, con le mobilitazioni, con i referendum su Costituzione e articolo 18, con le piattaforme e le assemblee nei luoghi di lavoro. Queste giuste scelte ci hanno permesso una sostanziale tenuta sul piano del consenso e delle adesioni, e una crescita di credibilità tra le lavoratrici e i lavoratori, fino al positivo risultato nelle elezioni delle Rsu dei comparti pubblici.

Non essere stati subalterni al quadro politico precedente ci permette oggi di sostenere credibilmente la piattaforma unitaria, di costruire in un percorso di assemblee le condizioni per la necessaria mobilitazione, e ci rafforza nel contrasto alle politiche antidemocratiche e razziste di questo governo, con proposte che danno concretezza alla nostra posizione di critica al neoliberismo e di rilancio di politiche neokeynesiane.

Questo è un governo che alimenta la guerra tra poveri, viola il dettato costituzionale, gioca sui principi fondamentali e, con il “decreto Salvini”, calpesta i diritti umani e alimenta tra poveri la barbarie, diffondendo falsità sull’immigrazione e sulla sicurezza, senza avere un’idea e un progetto credibile sul futuro del paese.

La stagione che come Cgil abbiamo alle spalle non è una parentesi, ma la premessa per rilanciare un ruolo del sindacato confederale in una fase nella quale è prioritario ricomporre e rappresentare meglio l’attuale mondo del lavoro, insieme all’unità dell’organizzazione, alla collegialità e alla valorizzazione dei pluralismi, in un percorso di rafforzamento dell’unità sindacale.

Dobbiamo chiederci se il nostro modello organizzativo è coerente con quello che vogliamo fare, e rispetto a come si riorganizzano le catene del valore e i cicli produttivi. La corporativizzazione si contrasta con la confederalità, con la centralità della ricomposizione orizzontale del lavoro nella dimensione delle Camere del Lavoro territoriali, e con una vertenza diffusa, con proposte strategiche, comprensibili e radicali. Superando il limite della mancata continuità dell’iniziativa e del mancato coordinamento dell’insieme delle nostre strutture, analizzando e comprendendo le ragioni di certe resistenze e inerzie.

Il progetto strategico di società e di sviluppo e la centralità della Costituzione repubblicana presenti nel documento congressuale indicano la collocazione politica e sociale della Cgil, e necessitano di una forte e rinnovata regia confederale nella quale far convergere le categorie e l’intero sistema dei servizi. Occorre anche l’impegno e la volontà per una soluzione unitaria del Congresso, sia sulla linea politico-sindacale che sulla costruzione del futuro gruppo dirigente, valorizzando la ricchezza e il contributo delle idee e dei pluralismi presenti nella nostra organizzazione.

Come Lavoro Società - Per una Cgil unita e plurale abbiamo collettivamente deciso che la proposta della maggioranza della segreteria confederale di indicare alla futura Assemblea generale il nome del compagno Maurizio Landini come segretario generale va nella giusta direzione, perché dà continuità alle scelte assunte, e traduce e attualizza il nostro posizionamento rispetto a un governo dai preoccupanti tratti reazionari e sessisti, che gode però di un consenso di massa anche tra i nostri iscritti e simpatizzanti.

Il nostro impegno è per una Cgil rinnovata e collegiale, capace di navigare in mare aperto, forte della sua unità e del suo pluralismo, della sua storia, della sua identità di rappresentanza generale degli interessi del mondo del lavoro, e dei suoi valori che si richiamano alla migliore tradizione della sinistra e del movimento operaio internazionale. Un’organizzazione capace di tenere assieme la concretezza, l’aderenza alla realtà e la spinta al cambiamento sociale, per una società che utilizzi lo straordinario sviluppo delle tecnologie, della produttività del lavoro e dell’enorme ricchezza prodotta per costruire una società migliore, più giusta, che ponga finalmente fine allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. In altre parole, per l’utopia del possibile.

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