Bolivia: Evo Morales in corsa per il quarto mandato - di Vittorio Bonanni

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A parte il Venezuela, la Bolivia può essere considerato l’ultimo rappresentante del cosiddetto “Rinascimento latino-americano”. Ovvero quella fase storica che possiamo far partire dall’inizio di questo millennio, che ha visto molti paesi di quel continente governati da sinistre di vario genere, ma tutte accomunate dall’intento di smarcarsi dall’egemonia statunitense e di combattere uno dei mali endemici di quella regione: la povertà.

L’emblema del socialismo boliviano è il suo presidente Evo Morales, già leader del movimento sindacale dei cocaleros, eletto per la prima volta il 22 gennaio del 2006 alla testa del suo partito Movimento al socialismo (Mas) e riconfermato il 25 gennaio del 2009 con il 63% dei voti e nell’ottobre del 2014 con poco meno del 60%.

In occasione delle elezioni del 2009 i boliviani accettano, con il 61,43% dei voti, la nuova Costituzione, che impedisce qualsiasi privatizzazione delle materie prime della nazione, permette la rielezione del capo dello Stato, concede il diritto ai popoli indios, dei quali Morales è il massimo rappresentante, di avere ed amministrare proprie leggi, e limita a 5.000 ettari la proprietà della terra. Il 22 febbraio del 2016 il presidente sottopone a referendum la possibilità di essere rieletto per la quarta volta, ma perde con il 57% dei voti contrari.

La Bolivia, durante gli anni del suo governo, ha fatto grossi passi in avanti in termini di lotta alla povertà. Tra il 2005 e il 2015, l’estrema povertà è scesa dal 36,7% al 16,8%. Inoltre, soprattutto grazie alle ingenti risorse nazionalizzate da Morales nel 2006 per usare la ricchezza finalizzata a combattere l’indigenza, il futuro del paese andino potrebbe riservare scenari imprevedibili. Intanto l’azienda petrolifera di Stato Yacimientos Petroliferos Fiscales Bolivianos (Ypfb), che valeva 100 milioni di dollari prima che Morales diventasse presidente, ora vale 15 miliardi. “E’ l’industrializzazione del gas che si sviluppa in Bolivia nelle mani di un presidente contadino” dice il vicepresidente Garcia Libera.

Anche la produzione di etanolo è un’altra carta vincente nelle mani del governo. “L’uso di questo biocarburante – sottolinea Linera – evita la contaminazione che si ottiene mescolando benzina con l’alcol proveniente dalla canna da zucchero, pratica messa in atto in altri paesi da più di trent’anni”. Secondo alcune stime, grazie a questa risorsa l’economia della Bolivia potrà crescere dell’1% in più, la crescita agricola di 4 punti e quella industriale di 0,7 punti.

Se queste prospettive si avvereranno, lo Stato non sarà più costretto a sovvenzionare l’economia del paese con 143 milioni di dollari per l’acquisto di additivi all’estero. La Ypfb migliorerà le sue entrate di 300 milioni e creerà 27mila nuovi posti di lavoro nell’industria, nella distribuzione e nell’agricoltura. Insomma, la Bolivia potrà generare occupazione facendo crescere l’economia nel rispetto dell’ambiente. Nell’anno in corso potrà anche smettere completamente di importare biodiesel da olio di soia e di palma coltivate in Amazzonia.

L’altra grande risorsa della nazione andina è il litio, che potrebbe far diventare la Bolivia un Paese di punta della “green economy”. Questo prezioso metallo è presente nei salares di Pastos Grandes y Uyuni (Potosì) e Coipasa (Oruro), in quantità tale da poter permettere la costituzione di una joint venture tra lo Stato boliviano e un consorzio tedesco per la realizzazione di impianti di idrossido di litio, solfato di potassio, idrossido di magnesio, solfato di sodio, catodi e batterie, con un investimento di circa 1,2 miliardi di dollari. Secondo il governo il 50% delle riserve mondiali di litio si trovano in Bolivia, ed entro tre anni il paese più povero dell’America Latina potrebbe diventare il numero uno al mondo per la produzione di questo metallo, mantenendo un tasso di crescita economica del 4,5%. La più alta del continente.

Tuttavia i conflitti tra governo e opposizione non mancano. La sconfitta subita nel 2016 nel referendum sulla possibilità di essere rieletto per la quarta volta, non ha però convinto il presidente indio a farsi da parte, tanto da non rinunciare a presentarsi il prossimo ottobre, visto che il Tribunale supremo elettorale di La Paz ha deciso lo scorso dicembre, tra le proteste dell’opposizione, di consentire a Morales e al suo vice Alvaro Garcia Linera di ripresentarsi appunto per un quarto mandato. Due membri del Tribunale hanno votato a favore del voto referendario, mentre gli altri quattro no. Ovviamente contrario anche l’ex presidente Carlos Mesa, che dovrebbe ripresentarsi alle elezioni. Anche la chiesa boliviana, attraverso le parole del cardinale Ticona, ha detto che “non è bene che solo una persona governi il paese”.

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