Liberare il lavoro agricolo da mafie e caporali - di Mariapia Mazzasette

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Il quinto Rapporto su agro-mafie e caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto. 

Il 16 ottobre al Teatro Ambra Jovinelli di Roma la Flai Cgil ha presentato il quinto Rapporto su agro-mafie e caporalato redatto dall’Osservatorio Placido Rizzotto. Il segretario generale della Flai Cgil, Giovanni Mininni, ha introdotto i lavori sottolineando come il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nella catena agricola e il caporalato non siano appannaggio esclusivo delle regioni del sud, ma interessino ormai l’intero territorio nazionale. Su 260 procedimenti giudiziari, ben 143 riguardano il nord Italia. La modalità mafiosa si è intrecciata con quella parte di imprenditoria desiderosa di guadagni facili, che sceglie di competere sul mercato attraverso il dumping contrattuale e la concorrenza sleale, scaricando sui lavoratori il contenimento dei costi e l’aumento dei margini di profitto.

Il Rapporto è suddiviso in quattro parti. La prima tratta della condizione di vulnerabilità dei lavoratori agricoli e l’emersione del lavoro sfruttato, con un focus sulla recente regolarizzazione dei migranti. La seconda parte, partendo da un’analisi del quadro giuridico-normativo, affronta le possibili strategie di contrasto allo sfruttamento lavorativo, con un capitolo specifico sulla condizione femminile. Un ampio spazio viene dato, nella terza parte, ai casi di studio territoriali, con un’indagine che ha toccato cinque regioni tra nord, centro e sud Italia, con un’attenzione particolare al Veneto con casi riguardanti ben quattro province. Nell’ultima parte sono riportati alcuni approfondimenti sulle origini del caporalato e sulla legislazione europea.

La presentazione è stata l’occasione di un confronto sui temi posti dal Rapporto tra la ministra alle Politiche agricole, Teresa Bellanova, il viceministro dell’Interno, Matteo Mauri, il presidente della commissione antimafia Nicola Morra, il sottosegretario del ministero del Lavoro, Stanislao Di Piazza, il procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, e Andrea Riccardi della comunità di Sant’Egidio.

Tutti gli interventi hanno sottolineato la complessità del problema e la necessità di una politica non solo repressiva ma in grado di intervenire su più fronti. Si può sconfiggere il caporalato, se si offrono alternative ai servizi dei caporali.

Secondo la ministra Bellanova una maggiore consapevolezza e la collaborazione dei consumatori potrebbero aiutare nella lotta all’illegalità, come pure la costituzione di un osservatorio sulla manodopera agricola, e sulle modalità di collocamento per favorire l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro.

Della necessità di intervenire sulla condizione di vita delle persone, promuovendo ad esempio servizi di trasporto dedicato e fornendo alloggi vicino ai luoghi di lavoro, ha parlato il procuratore Salvi. Mentre Riccardi della comunità di Sant’Egidio ha posto alla riflessione la condizione di solitudine delle persone, in assenza di reti familiari e di comunità, che bisogna ricostruire. Il rapporto con il caporale è spesso l’unica relazione possibile, a cui non c’è alternativa.

Il viceministro Mauri a sua volta ha sottolineato come l’irregolarità in agricoltura sia conseguenza anche dei meccanismi di mercato che devono essere regolati e, considerato che il lavoro agricolo è spesso lavoro migrante, se davvero si vogliono riconquistare legalità e regolarità, bisogna modificare la legge sull’immigrazione.

La centralità delle persone e il ritorno ad una modalità di lavoro sindacale che avvicini le persone più deboli sono stati i temi dell’intervento di Maurizio Landini, che ha concluso chiedendo di ritornare ad un servizio di collocamento pubblico, perché “il primo diritto del lavoro è poter accedere al lavoro senza subire ricatti”.

Il Rapporto dell’Osservatorio Placido Rizzotto offre un importante focus su di un settore, quello agricolo, nel quale il lavoro irregolare è cresciuto negli ultimi dieci anni più che in altri settori, e che ha il triste primato in infortuni e morti sul lavoro.

 

In agricoltura la marginalità e l’esclusione, il grave sfruttamento sono determinati da un complesso di fattori che vanno dalle politiche migratorie assolutamente inadeguate, alle regole presenti nell’attuale mercato del lavoro, dall’organizzazione delle filiere alimentari al ruolo della grande distribuzione organizzata (Gdo), fino al sistema dei trasporti ed alla totale assenza di alloggi. Un problema complesso, che esige risposte complesse, ulteriore indice di un modello politico ed economico insostenibile, che, soprattutto, si regge su gravi forme di violazione dei diritti fondamentali.

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