Decreti sicurezza modificati: bene ma c’è ancora molto da fare per i diritti dei migranti - di Selly Kane

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La Camera approva il decreto con voto di fiducia, dopo alcuni emendamenti migliorativi. Ora devono votarlo le forze democratiche del Senato. 

Il 30 novembre la Camera dei deputati ha approvato con voto di fiducia, 298 voti a favore e 224 contrari (nessun astenuto), il via libera al governo sul decreto legge che interviene in materia di immigrazione, daspo urbano per i violenti, contrasto all’utilizzo distorto del web, e disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.

Il testo sostituisce le norme introdotte con i cosiddetti decreti Salvini. Molti degli emendamenti migliorativi sono ascrivibili alle mobilitazioni, iniziative e richieste delle organizzazioni sindacali Cgil Cisl Uil, di reti di associazioni del privato sociale laiche e religiose, e della società civile impegnati da anni sul tema dei diritti dei cittadini migranti e dei diritti umani.

Il testo approvato contiene alcuni elementi positivi, come la durata per l’espletamento delle istanze per l’ottenimento della cittadinanza che viene riportata a 24 mesi, termine già previsto prima dei decreti Salvini. Bene anche l’estensione della possibilità di conversione dei permessi di soggiorno per cure mediche in permesso di soggiorno per lavoro, già prevista per altri soggetti in possesso di alcuni permessi come protezione speciale, calamità, residenza elettiva, acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, attività sportiva, lavoro di tipo artistico, motivi religiosi e assistenza ai minori.

Inoltre, rispetto alla norma riguardante le operazioni di ricerca e soccorso in mare da parte delle navi delle Ong, che aveva suscitato molte critiche, è da ritenere positiva la modifica relativa alla necessità di indicare tra gli obblighi internazionali anche la Cedu, e le normative internazionali ed europee sul diritto di asilo. La norma ora fa riferimento agli “Obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali in materia di diritto del mare, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e della libertà fondamentali, e delle norme nazionali, internazionali ed europee in materia di diritto di asilo”.

Siamo certo davanti a una modifica importante, poiché consente di richiamare la Convenzione relativa all’obbligo di soccorso in mare, e altre norme internazionali in materia. Tuttavia permangono alcune criticità, che risiedono nel condizionamento e nell’obbligo, per le navi Ong che si adoperano nelle attività di ricerca e di soccorso, di sottostare alle indicazioni del Centro di coordinamento competente. Occorre evitare che le navi che abbiano rispettato gli obblighi internazionali di soccorso delle persone in mare debbano essere condizionati al benestare dei centri di coordinamento diversi da quello italiano, che potrebbero condurre i migranti soccorsi e salvati in mare in paesi di origine o transito, nei quali rischiano di essere sottoposti a trattamenti disumani, Libia in primis.

Bene anche il raccordo tra l’art.5 comma 6 e l’art.19, che stabilisce la non espellibilità in alcuni casi e il rilascio del relativo permesso di soggiorno per protezione speciale: eviterà confusione e discrezionalità. Con questa norma l’Italia dovrebbe tornare a un numero di esiti positivi delle domande d’asilo simile alla media europea, evitando i numerosi ricorsi cui abbiamo assistito con i decreti Salvini, nonché l’aumento dell’irregolarità.

Una scelta utile e coerente è poi quella che riapre la possibilità di ingressi per lavoro con il decreto flussi, bloccato da oltre un decennio.

 

Il testo approvato dalla Camera dei deputati, in definitiva, ci fa ben sperare che sia iniziato un nuovo approccio politico più responsabile in materia di immigrazione. Tuttavia ci sono ancora molti temi urgenti da affrontare, come una riforma organica in materia di immigrazione, una riforma della cittadinanza, coerente con la realtà di del nostro Paese dove l’immigrazione è un dato strutturale, il riconoscimento dello “ius soli” alle ragazze e ragazzi nati e cresciuti in Italia. Solo così si può costruire una buona inclusione e una società civile e coesa.

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