Serve il conflitto per guarire un mondo malato di capitalismo - di Sergio Segio

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Aa. Vv., 19° Rapporto sui Diritti Globali-2021. Stato dell’impunità nel mondo. Un altro Mondo è possibile, Futura-Ediesse, pagine 424, euro 26.  

Il Rapporto sui diritti globali, realizzato da Società Informazione Onlus, con il 2021 ha compiuto 19 anni nell’edizione italiana (Futura editrice), mentre è al secondo anno dell’edizione internazionale in lingua inglese. La fotografia che esce dalle oltre 400 pagine di analisi e contributi è quella di un mondo gravemente malato a causa di molteplici patologie. A cominciare dalla pandemia del Covid-19 che registra, al momento, cinque milioni e 300mila vittime, di cui oltre 130mila in Italia. Morti che rimandano a precise scelte e responsabilità politiche, a un diritto alla salute negato e un sistema sanitario pubblico depauperato a colpi di privatizzazioni, alle crescenti diseguaglianze sociali, a scellerate politiche ambientali.

Neppure la drammatica vastità di quello che, per certi versi, si può definire un genocidio ha però prodotto resipiscenza nei decisori globali. È proprio questa l’accusa che Ong e associazioni, ma anche parte del parlamento brasiliano, hanno rivolto a Jair Bolsonaro, giudicandolo responsabile quanto meno di una parte degli oltre 600mila morti per Covid-19 in quel paese, e chiedendone l’incriminazione da parte della Corte Penale Internazionale. Un esempio che andrebbe seguito anche altrove.

In Italia la ripartizione dei fondi del Pnrr, nonostante questa strage, ha visto la sanità agli ultimi posti, con 20,22 miliardi (di cui 11,22 per la digitalizzazione e solo 9 per l’assistenza territoriale) sui 235,14 totali. Soldi che rischiano peraltro di finire nuovamente al privato, come evidenzia la “riforma” della Regione Lombardia – una delle regioni più colpite e dove maggiori sembrano essere stati errori e omissioni nella gestione dei primi focolai – a discapito del servizio pubblico, e di quella medicina di territorio di cui si è constatata la tragica inadeguatezza in questi due anni.

In generale, le risposte di governi e istituzioni sovranazionali hanno deliberatamente scelto di non mettere in discussione i presupposti ambientali, sociali e di modello di sviluppo della sindemia, oltre a perseverare nella sudditanza agli interessi di Big Pharma. La mancata moratoria sui brevetti dei vaccini è un crimine contro l’umanità e una scelta suicida, prima responsabile delle nuove ondate di contagi.

In quest’anno anche la questione ambientale, correlata a quella pandemica, è stata una delle grandi occasioni mancate per la necessaria, e radicale, correzione di rotta, nelle politiche globali e nei paradigmi che le presiedono; a cominciare da quello della crescita infinita, che è tornata a essere la stella polare del dopo-Covid. La Cop26 di Glasgow si è risolta in un fallimento, dati gli ennesimi temporeggiamenti, egoismi, assenza di misure e decisioni davvero adeguate nei tempi e nei modi a fronteggiare il riscaldamento globale. Eppure i dati, i rapporti, gli ammonimenti della comunità internazionale degli scienziati erano stati e sono inequivocabili: non c’è più tempo, il baratro è qui davanti, il riscaldamento ormai è impossibile da fermare, si può solo mitigare e prendere misure di adattamento.

Si è invece scelto ancora di rimandare, gli impegni cogenti e urgenti non sono stati assunti. Le cause di ciò sono manifeste e, come per la pandemia, le responsabilità sono chiare. In questo caso quelle della lobby delle industrie fossili del carbone, del petrolio e del gas, sempre fortemente sussidiate da soldi pubblici, presenti in forze a Glasgow con ben 503 rappresentanti. Uno Stato tra gli Stati, ma più potente di tutti gli altri, capace di determinare le scelte globali e vitali, facendone ricadere i costi e i danni sull’intera umanità.

Gli esiti deludenti del Summit sono stati ben commentati dal teologo brasiliano Leonardo Boff: alla Cop26 i leader mondiali hanno accuratamente evitato di toccare il vero problema: il capitalismo. Non fermeremo mai il riscaldamento globale se non cambiando il modello di produzione e di consumo. Lo stesso vale per le altre gravi patologie che affliggono il mondo, dal warfare al Covid, dalle emergenze sociali alle violazioni dei diritti umani, dall’erosione degli spazi democratici alle diseguaglianze, tutti cresciuti anche durante la pandemia. Di fronte a questi mali mortali assistiamo ancora a una colpevole omissione di soccorso.

 

Il 19° Rapporto, che contiene anche un inserto a colori dedicato a un Osservatorio sulle impunità nel mondo, è titolato “Un altro mondo è possibile”. Per guarirlo, bisogna radicalmente e urgentemente cambiarlo. Ricostruendo una cultura e una pratica dell’alternativa, e rilegittimando uno dei suoi necessari strumenti: il conflitto.

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