Parlamento europeo: l’utilità del voto contro la guerra. Per il lavoro, l’eguaglianza, i diritti sociali e civili - di Giacinto Botti

Le sfide per il domani sono nei processi sociali ed economici globali di oggi: la Pace contro le guerre prima di tutto!

L’8 e 9 giugno andremo a esercitare il diritto di voto conquistato dopo il ventennio fascista, per scegliere chi ci rappresenterà nel Parlamento europeo. Il rifiuto della guerra rimane per noi dirimente. Chi non vuole ritrovarsi in conflitto aperto con la prima potenza nucleare del mondo - la Russia, la nazione che ha fermato, con i suoi 30 milioni di morti, la follia del nazismo - non può che dare il proprio voto a chi si oppone, in Italia e in Europa, a questa devastante escalation, all’aumento delle spese militari (mentre si tagliano quelle per lo stato sociale, il lavoro, l’ambiente).

La Pace è condizione imprescindibile per costruire il futuro.

Il popolo della Cgil, insieme alle tante associazioni della “Via Maestra”, ha riempito anche Napoli. Un popolo generoso, solidale e militante, che non si arrende al bellicismo, al degrado del paese, all’involuzione democratica di premierato e autonomia differenziata, alle politiche economiche e sociali di un governo classista, razzista e oscurantista.

La Cgil rimane riferimento essenziale di questo popolo. Continuiamo una lotta di lunga durata, anche con la raccolta di firme per i referendum abrogativi di leggi sbagliate che hanno ridotto i diritti di chi lavora, per difendere la vita e la salute dei lavoratori. Per cancellare quel Jobs Act che ha alimentato la precarietà e tolto lo strumento di difesa della lavoratrice e del lavoratore, l’articolo 18, considerato medievale dal governo Renzi, dai partiti di destra e dalle associazioni padronali e dal neopresidente di Confindustria. Tutti uniti (compresa la Cisl) contro la scelta referendaria della Cgil.

Manteniamo la nostra autonomia di azione e di pensiero, consci delle difficoltà e della necessità di allargare il campo per conquistare il cambiamento radicale cui aspiriamo. Un cambiamento che passa anche attraverso l’Ue che uscirà dal voto.

Lo scontro sociale e politico si vince o si perde nella società prima che nelle urne, ma il risultato del voto europeo non sarà ininfluente per chi rappresentiamo.

L’Europa della Pace, dei popoli, del lavoro e dell’eguaglianza oggi non esiste. Va ricostruita, ripensata. Da tempo l’idea di un’Europa sociale e di progresso dei padri fondatori è stata rinnegata, è naufragata nel mare del liberalismo, del libero mercato, dell’austerity, nel becero populismo nazionalista, nelle guerre per procura, di natura imperialista e colonialista, di un Occidente in declino.

Quell’Europa che governanti irresponsabili stanno spingendo nel burrone della guerra mondiale, incapace di imporre la risoluzione dell’Aja per il cessate il fuoco dinanzi al genocidio del popolo palestinese. E intanto l’intero Consiglio europeo conviene sulla necessità di sconfiggere la Russia attraverso l’aumento delle spese militari e l’invio di nuove armi, prolungando in realtà il massacro del popolo ucraino. E vota per la politica dell’austerity che comporterà per l’Italia un taglio delle spese sociali di 13 miliardi l’anno.

In questo contesto lasciano sgomenti il sostegno o il silenzio assordante dei leader Pse.

L’offerta politica fatta di tanta autoreferenzialità, inadeguatezza, indistinzione tra destra e sinistra su questioni dirimenti come la guerra, i diritti dei migranti e l’austerity liberista alimentano l’astensione, la protesta legittima ma di un sol giorno che non scalfisce né condiziona la politica e le scelte di partiti trasformati in comitati elettorali e personalizzati.

Il voto per l’Europa ci interessa. Non esiste in questa competizione il voto utile, ma l’utilità del voto. Votiamo per partiti, movimenti, candidati che rappresentano il nostro sentire, sostengono coerentemente le nostre proposte, in sintonia con i nostri ideali e aspirazioni: contro la guerra, per la Pace, il lavoro e i diritti sociali.

Nello scontro generale in atto tra capitale e lavoro, tra sfruttati e sfruttatori c’è bisogno della Cgil, unita e plurale.

 

 
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