Disuguaglianza: il potere al servizio di pochi - di Mikhail Maslennikov

L’ultimo rapporto di Oxfam, “Disuguaglianza: il potere al servizio di pochi”, restituisce la fotografia di quello che non stentiamo a definire come l’inizio del ‘decennio dei grandi divari’. Dall’inizio della pandemia i cinque uomini più ricchi al mondo hanno più che raddoppiato, in termini reali, le proprie fortune, mentre la ricchezza aggregata di quasi cinque miliardi delle persone più povere non ha mostrato barlumi di crescita. Ai ritmi attuali, nel giro di un decennio potremmo avere il primo trilionario della storia dell’umanità, ma ci vorranno oltre due secoli per eradicare la povertà estrema.

La dinamica della concentrazione della ricchezza non dovrebbe sorprenderci. Per i più ricchi le poste patrimoniali hanno prevalentemente natura finanziaria, e la proprietà dei titoli finanziari è fortemente concentrata al vertice della piramide sociale. L’accresciuto valore in borsa dei grandi colossi riflette la loro eccezionale performance degli ultimi anni. Il 2023 è, in particolare, l’esercizio che rischia di passare agli annali come il più redditizio di sempre. I super-profitti societari sono fluiti tuttavia in larghissima misura agli azionisti sotto forma di dividendi o buyback azionari. Poco è andato al fattore lavoro, sistematicamente ricompensato in modo inadeguato per la sua compartecipazione alla creazione di valore. A maggior ragione in un periodo di crisi che ha visto i salari di 800 milioni di lavoratori in 52 Paesi non tenere il passo dell’inflazione.

La dinamica del ‘potere’ rappresenta la principale chiave narrativa del rapporto di Oxfam. Affrontiamo in primis la ‘dimensione economica del potere’, la cui accresciuta concentrazione - sospinta dal rilassamento delle politiche di tutela della concorrenza e “agevolata” dalla finanziarizzazione dell’economia e dalla sempre più marcata presenza del settore privato nella sfera pubblica – ha incrementato le rendite di posizione, indebolito il potere contrattuale dei lavoratori, soprattutto quelli meno qualificati, e prodotto forti sperequazioni nei premi distribuiti dai mercati.

Non ignoriamo neppure il ruolo del ‘potere politico’ che si interessa sempre meno di questioni rilevanti per il benessere economico dei meno abbienti come la progressività delle imposte, il controllo degli affitti, o percorsi efficaci di inclusione sociale e lavorativa. Anche nel nostro Paese. La nuova legislatura va infatti caratterizzandosi più per il riconoscimento e la premialità di contesti e individui che sono già avvantaggiati, che per una lotta determinata contro meccanismi iniqui che accentuano le divergenze nelle traiettorie di benessere individuale.

La riforma del reddito di cittadinanza, istituto che ha contenuto la diffusione della povertà e le disuguaglianze, farà sì che in Italia non basterà più essere indigenti per ottenere un supporto continuativo nel tempo, ma si dovrà anche ricadere in una categoria ritenuta eccezionalmente svantaggiata. Chi non vi afferisce, anche se in condizioni di bisogno, dovrà cavarsela quasi da solo. È un ‘povero abile’ che non ha più scusanti per non accedere al mercato del lavoro. Non importa che ne sia magari lontano da tempo, che non abbia competenze spendibili, o che le opportunità di impiego siano carenti.

La mancanza di una chiara politica industriale è di fatto una rinuncia alla creazione di buoni posti di lavoro. L’ulteriore liberalizzazione dei contratti a termine e del lavoro occasionale rischia di rafforzare la trappola della precarietà. L’opposizione al salario minimo legale è una scelta emblematica di un profondo disinteresse a tutelare i lavoratori meno protetti, impiegati in settori in cui la forza dei sindacati è ridotta.

Sul fronte delle politiche fiscali l’anno passato verrà ricordato per una riforma del fisco priva di un solido modello di riferimento, che svilisce la progressività impositiva, esacerba le iniquità orizzontali, legittima e incentiva l’evasione.

Cambiare rotta è necessario. Misure per un fisco più giusto (tra cui un’imposta sui grandi patrimoni su cui è in corso una raccolta firme paneuropea su www.oxfam.it/lagrandericchezza), politiche che ridiano potere, dignità e valore al lavoro, un sistema di welfare a vocazione universalistica che tuteli in modo equo chiunque si trovi in condizione di bisogno, rappresentano alcuni dei tasselli dell’agenda per l’uguaglianza che proponiamo. Un’agenda orientata a promuovere economie più inclusive e società più coese, ed a favorire la partecipazione piena e attiva dei cittadini alla vita economica e politica del Paese.

 

 
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