Cambiar le foglie senza recider le radici. Democrazia progressiva, democrazia digitale? - di Vicenzo Greco

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L’intelligenza artificiale: l’abilità di un sistema, di una macchina, di ‘mostrare’ capacità umane come il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione di azioni conseguenti ad una decisione. La democrazia: la forma di governo dove la sovranità è esercitata direttamente o indirettamente dal popolo. Come si decide, chi decide, attraverso quale processo si decide, sono questioni che saranno influenzate dall’intelligenza artificiale?

Le decisioni e le azioni normative/legislative conseguenti per la loro attuazione, riferite ad interessi collettivi e/o generali, rappresentano un elemento di particolare centralità, e criticità, per un sistema democratico. Per oltre cinquant’anni la parte maggioritaria della sinistra politica del nostro Paese ha teorizzato (e praticato) l’idea della democrazia progressiva come strumento funzionale al cambiamento e alla trasformazione dei rapporti economici e sociali.

E' una idea di democrazia che non si esaurisce nella dimensione elettorale, fattore tipico delle democrazie liberali, ma che si compone di forme di partecipazione attraverso soggetti collettivi. I partiti, i corpi sociali intermedi, le diverse forme di aggregazione che agiscono nei diversi ambiti della società, diventano e sono strumenti che concorrono con il loro agire alla definizione delle scelte. Un processo democratico che nella dialettica sociale, nell’agire collettivo, determina anche il presupposto della trasformazione dell’esistente in una prospettiva riformatrice.

Attori politici, sociali e culturali che, forti di un proprio autonomo punto di vista sull’esistente, in virtù della propria rappresentanza, agiscono nel contesto dato per condizionare le decisioni su cosa fare per rispondere a bisogni e/o interessi generali. Soggetti che hanno concorso a processi nei quali sono riconosciuti i diversi interessi dei corpi sociali, i diversi bisogni delle persone che rappresentano, e che nella dialettica istituzionale e sociale, almeno nella stagione delle conquiste sociali, hanno prodotto risultati che hanno determinato emancipazione, riscatto, dignità, giustizia.

Perno complementare (quanto fondamentale) è anche la libera informazione. Pluralismo nella dialettica politica e sociale che trova espressione nel pluralismo dell’informazione. Non a caso, anche se cambiate nel tempo, esistono norme di sostegno alla stampa. Il pluralismo nell’informazione che contribuisce alla formazione di opinioni e di consenso. Pensiero collettivo e azione collettiva si intrecciano e sono interdipendenti.

Questa stratificazione fa leva su principi di mediazione e intermediazione, e sulla capacità di costruzione del consenso che non si limita semplicemente alla periodica dimensione elettorale.

Appare evidente che questo sistema conosce oggi una sua crisi. Una crisi di pensiero politico che si riflette nella società, nella coscienza collettiva e di conseguenza nella concezione della mediazione, dell’intermediazione e delle loro finalità. Dalla lotta alla guerra, dall’avversario al nemico. Sul piano culturale e concettuale viene meno l’idea che esista un ‘patrimonio’ comune che all’indomani della Liberazione ha trovato espressione nella Costituzione repubblicana.

Questa crisi trova amplificazione nelle modalità odierne delle forme di partecipazione. L’innovazione tecnologica fondata sull’avvento dei social ha contribuito alla disintermediazione. Proprio attraverso i social si è costruita l’illusione della democrazia diretta, fondata sulla individualizzazione delle persone e sulla deresponsabilizzazione delle stesse circa la necessità dell’agire come fatto collettivo.

Proprio la cultura della disintermediazione favorisce il fatto che una parte della politica si ‘autonomizzi’ dalla società, contribuendo fattivamente all’allontanamento delle persone dall’idea che la politica si occupi di loro (dato statisticamente rilevabile dalle percentuali di affluenza alle elezioni, e dalla propensione all’iscrizione ai partiti politici).

Questa sommaria evocazione della memoria e di alcuni cambiamenti culturali ci deve portare ad interrogarci sui riflessi, e sui pericoli, dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulla democrazia nel nostro Paese e nella nostra società.

Si è scritto nell’incipit della capacità di ‘mostrare’ abilità umane da parte di una macchina. Proprio questa sottolineatura ci sollecita sulla relazione che c’è tra la macchina e l’umano da emulare che, per definizione, è portatore di interessi, di bisogni, soggettivi e collettivi. La capacità di ‘mostrare’ abilità umane non si può quindi astrarre dal punto di vista dell’umano, dalla sua concezione dei rapporti economici e sociali, dal pensiero di cui è portatore, dai suoi bisogni.

La nuova frontiera che si prospetta con l’affermazione dell’intelligenza artificiale ci parla (nuovamente) di come l’innovazione, il suo utilizzo, non sia neutrale. E dato che come detto sopra l’intelligenza artificiale non esiste in natura, è lecito parlare di un ‘sentire indotto’ che altro non è che la base ideologica e di valori propria di chi la progetta.

La capacità tecnologica di scrivere testi elaborati, di sintetizzazione vocale, che sono frutto di ‘ragionamento’, non può che essere corrispondente al ‘sentire indotto’ della macchina che ‘mostra’ abilità umane. E la stessa capacità della macchina di adeguare la propria abilità di ‘ragionamento’ altro non potrebbe essere che l’adeguamento comunicativo del proprio ‘sentire indotto’ in relazione alla elaborazione delle informazioni (quali che siano) rilevate.

Quando questo impegna il sistema mediatico non solo mina il fattore occupazionale, ma mina il presupposto di indipendenza di chi fa informazione. E se la democrazia viene ‘aggredita’ sul piano delle informazioni e della loro analisi critica che vengono messe a disposizione delle persone, si condiziona il principio di sovranità popolare sopra richiamato.

Si potrebbe, senza ambizioni esaustive, provare a individuare quali potrebbero essere gli anticorpi per evitare lo scivolamento verso forme di non-democrazia per effetto dell’impatto dell’intelligenza artificiale. Innanzitutto sarebbe utile rendere plurale il ‘sentire indotto’, per consentire di poter parlare di intelligenze artificiali. Immaginare una dialettica digitale che sia complementare alla dialettica sociale, politica e culturale.

Occorre rendere pubbliche e accessibili le masse di dati ed informazioni. La definizione di un piano regolatore delle reti e dei dati può essere un terreno sul quale normare una forma di democrazia digitale. Provare a sottrarre al mercato dei dati il governo trasparente delle informazioni e dei dati, da come si reperiscono a come si utilizzano, può aiutare ad evitare forme di dittatura digitale (la tecnologia a disposizione del pensiero unico).

Serve sostenere e promuovere le iniziative che favoriscono il pluralismo del ‘sentire indotto’ a partire dalle forme collettive, non privatistiche, che si possono costituire attorno ad un’idea di partecipazione democratica che contribuisce all’esercizio della sovranità popolare. Funzionali potrebbero essere delle comunità digitali che si configurerebbero come strumenti di partecipazione democratica e popolare.

In fondo si tratta di comporre (ancor meglio, ricomporre) una dialettica che riguarda i diversi interessi e bisogni collettivi che attraversano una società complessa come la nostra. Intelligenze artificiali come strumento tecnologico, non come presupposto di neo-oligarchie. Far divenire la macchina, il sistema, lo strumento a disposizione di intelligenza collettiva che promuove azione collettiva. Azione, quella collettiva, ispirata da pensiero critico alla base del quale l’interesse generale è il perno attorno al quale ruota l’impegno per confrontarsi, e scontrarsi, con il paradigma del capitalismo digitale basato sull’immaterialità dei dati come merce funzionale all’accumulo del capitale.

Individuare sul campo della democrazia partecipata, della sovranità popolare, il terreno sul quale costruire nuove forme di tutela sociale nel cambiamento tecnologico, e prospettive di emancipazione, significa proseguire nella lotta politica, sociale e culturale per una società di liberi e uguali.

 

*Position paper presentato in occasione del simposio “Intelligenza Artificiale e Democrazia”, promosso dall’Università della Pace patrocinata dalle Nazioni Unite il 28 giugno scorso a Roma.

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