Sergio Staino: un indomabile eretico! - di Alessio Gramolati

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Sergio Staino ci ha lasciati il giorno dopo la grande manifestazione per la pace promossa a Firenze da padre Bernardo e condivisa dal rabbino e dall’imam. Aveva 83 anni. La sua scomparsa ci ha privato non solo di uno dei più acuti disegnatori dell’Italia contemporanea, ma anche di un uomo intelligente e amico. Di un militante e un compagno appassionato. Se ne è andato con lui una parte di noi. Staino ha fatto parte della nostra vita, personale, politica e sindacale.

Staino con la sua matita ha dato vita a Bobo, che insieme alla moglie Bibi, i figli Ilaria e Michele e Molotov (al contrario di Bobo, un comunista tutto d’un pezzo che è sempre stato fedele alla linea). A partire da quella fortunata striscia uscita su Linus nel 1979 è riuscito ad interpretare magistralmente i nostri ideali, le nostre gioie e le delusioni.

Sergio Staino è sempre stato dalla parte dei lavoratori, degli svantaggiati, degli ultimi. Nel farlo non si è mai sottratto ad affiancare tutte le battaglie del sindacato, ha dato forma anche alla maglietta “ufficiale” della Cgil toscana, quella con la scritta “Maledetti toscani”, esibita ed indossata in molte delle nostre manifestazioni.

“Maledetti toscani” nasce quando nello scenario politico si affacciò la Lega di Bossi e Staino rovescia il paradigma, eravamo noi i maledetti, non gli altri che volevano spiegarci e anche definirci in una modalità in cui non ci riconoscevamo. Ed è diventato uno slogan che ha attraversato il tempo, che è sempre attuale. Molte delle cose che Sergio disegnava avevano la capacità di disegnare l’attualità resistendo al tempo.

Ci sono alcuni aspetti di Sergio Staino che vale la pena ricordare. Il primo; lui aveva un cuore più grande di quanto, a volte, trasparisse nelle vignette, dove il confine tra l’ironia e il sarcasmo avvantaggiava il secondo, per questa sua necessità irrefrenabile che aveva nel prender sempre partito in ogni disputa. Era una persona davvero d’animo buono.

Il secondo; il fatto che lui manifestava quello che sentiva e credeva profondamente alle cose che scriveva e disegnava. Non gli potevi commissionare una vignetta, un lavoro, erano le sue vignette che commissionavano te e il tuo lavoro. Quando gli raccontai che, insieme alla Cgil nazionale, volevamo un fumetto sui cent’anni della Cgil che raccontasse a un bambino che cosa fosse il nostro sindacato, lui si mise nelle parti di bambino, non nelle parti della Cgil e ne uscì uno splendido libro che parlava di loro, della piaga dello sfruttamento minorile nell’economia globale.

In ultimo voglio ricordare che era una persona che aveva una passione enorme per gli altri, e per lui stare dalla parte degli altri voleva dire avere passione per la gioia della vita dentro. Dalla parte dei deboli e non dei potenti, partigiano contro i prepotenti, a sostegno di chi dubita e di non ha certezze.

Lo si è definito la coscienza critica della sinistra di cui ha raccontato l’incanto, e più spesso il disincanto. Sicuramente ha raccontato la storia di questi anni in modo impareggiabile. Staino ha iniziato a pubblicare le sue vignette su Linus, sull’Unità, e poi Sette (il settimanale del Corriere), Tv Sorrisi e Canzoni, il Corriere, Repubblica, la Stampa, L’Espresso, Panorama, Cuore, Tango, giornale satirico da lui creato. E per un certo periodo di tempo sull’Avvenire.

 

Lui ateo militante, aveva accettato l’invito dell’allora direttore Marco Tarquinio e aveva iniziato una proficua collaborazione che costò ad entrambi non poche critiche. Sergio fu accusato di “incoerenza” e persino di esser un po’ mercenario. In realtà era la conferma di esser rimasto un indomabile eretico!

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