Varese: “Pane, Pace, Libertà!” - di Stefano Rizzi

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Una mostra in occasione dell’80° anniversario degli scioperi contro il fascismo del 1943.

 Dopo il congresso provinciale del gennaio scorso, la Camera del Lavoro di Varese, su sollecitazione della segretaria generale Stefania Filetti, ha deciso di commemorare l’ottantesimo degli scioperi del 1943 contro il fascismo per conquistare Pane, Pace e Libertà, mediante l’allestimento di una mostra itinerante e fruibile in più luoghi della provincia. L’allestimento della mostra è stato affidato al dottor Claudio Critelli, già direttore dell’Archivio di Stato di Varese e di Como, e a Gian Marco Martignoni dello Spi Cgil.

 Nonostante i tempi ristretti la mostra, composta da nove pannelli, è stata inaugurata all’ingresso del comune di Varese, che dal 2016 è guidato dal sindaco dem Davide Galimberti, grazie alla collaborazione con l’Archivio di Stato e l’Anpi di Varese. Successivamente la mostra è stata esposta nel comune di Gavirate, su iniziativa dell’Anpi locale, mentre dal 14 ottobre al 3 novembre è stata riproposta nella sala conferenze dell’Archivio di Stato, arricchita da altre tre vetrinette contenenti le fotografie e i documenti emersi in seguito alla ricerca sviluppata nel fondo della Prefettura di Varese dal dottor Claudio Mezzanzanica, grazie alla collaborazione degli archivisti Giulia Carcano e Giovanni Grami.

 La ricerca ha portato alla luce le proteste che, a partire dal settembre del 1941, si erano sviluppate alla Siai Marchetti di Sesto Calende ad opera di cinque operaie, ovvero Rossa Arbellia, Maria Cavilli, Maria Ghilardi, Natalina Sibilia e Agnese Taffi. Le lavoratrici erano state oggetto di un rapporto della questura volto a verificare la loro “condotta morale e pubblica”, nonché la loro condizione economica e familiare. Successivamente licenziate e arrestate, erano state inviate al confino in località diverse dell’Abruzzo. In particolare Maria Ghiraldi fu costretta a partire per Montereale in provincia dell’Aquila con la bambina piccola di tre anni, mentre il bambino di sei anni venne lasciato a casa con la nonna.

 Sugli scioperi del 1943 la mostra dà una grande rilevanza a quelli promossi nelle città di Busto Arsizio, Saronno e Varese, anche avvalendosi del libro di Cosimo Cerardi “Gli scioperi del 1943-1944 a Busto Arsizio” e di quello di Ernesto Speroni “Deportazione della Commissione Interna Ercole Comerio 10 gennaio 1944”. A Saronno la documentazione attesta il reclamo da parte di un gruppo di lavoratori dell’Isotta Fraschini che il questore invia al prefetto, unitamente alla relazione sulla situazione politica ed economica della provincia, in data 28 febbraio 1943. A Varese, anche sulla scia di un manifesto dattilografato che incitava a imitare l’esempio degli operai torinesi, i lavoratori della Carrozzeria Macchi minacciavano di astenersi dal lavoro se non fossero stati rilasciati i compagni arrestati. Incidenti furono segnalati il 20 febbraio 1943 alla conceria Cornelia e alla conciaria Valle Olona, nonché il 27 allo stabilimento della Caproni di Vizzola Ticino. Altresì, un’astensione dal lavoro di 36 operai dell’Isotta Fraschini era stata promossa per segnalare, alla stessa stregua della Carrozzeria Macchi, il malcontento delle maestranze per i generi alimentari giudicati insufficienti.

 Infine, l’immagine dell’opuscolo che riporta il testo della lezione tenuta da Emilio Pugno il 13 maggio 1975 al circolo Belforte di Varese sul significato di quella stagione di scioperi, alla presenza di circa mille lavoratori e lavoratrici e di rappresentanti dei Consigli di Fabbrica, restituisce nella sua nitidezza il compito che come organizzazione sindacale ci è assegnato per la conservazione e la trasmissione della memoria.

 

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