Droghe: educare, non punire - di Denise Amerini

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Il 26 giugno si celebra la giornata mondiale contro l’abuso ed il traffico illecito di droga, che l’attuale governo ha ribattezzato, non casualmente, giornata contro la droga. In quella data si sono registrate due iniziative: la mattina la presentazione del 14esimo Libro Bianco sulle droghe (https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/la-traversata-del-deserto-analisi-e-dati-in-pillole/), al pomeriggio l’evento organizzato dal governo.

Il Libro Bianco, ancora una volta, evidenzia come la normativa sulle droghe, la L. 309/90, sia fonte di politiche repressive e carcerarie, causa del sovraffollamento carcerario: il 34% dei detenuti è in carcere per quella legge (la media in Europa si attesta intorno al 18%), oltre un quarto dei detenuti entra in carcere per detenzione ed oltre il 40% di chi entra in carcere usa droghe. Con il paradosso che le misure alternative alla detenzione sono sì cresciute, ma, come dimostrano i dati del Libro Bianco, sono divenute alternative alla libertà piuttosto che alla detenzione.

A 32 anni dall’approvazione della legge Iervolino-Vassalli, gli effetti devastanti che ha provocato sono sempre più evidenti. Da segnalare come le sanzioni amministrative, che riguardano fattispecie minori, se non irrilevanti, colpiscano principalmente la cannabis, ed aumentano le segnalazioni di minorenni, con tutte le ricadute negative, in termini educativi, di stigma, di conseguenze sulla vita relazionale, lavorativa che queste indubbiamente hanno, in assenza di comportamenti pericolosi messi in atto dalla persona sanzionata, perché spesso si tratta esclusivamente di possesso di cannabis: dal 1990 un milione e 400mila persone sono state segnalate per possesso di suoi derivati.

Il Libro Bianco affronta poi il nodo del dibattito politico, a seguito anche delle recenti dichiarazioni del sottosegretario Mantovano, che ha affermato che il nostro paese si opporrà a qualsiasi ipotesi di legalizzazione, poiché “la droga è una minaccia per la salute delle persone e per la sicurezza delle comunità”, a cui hanno fatto seguito quelle del sottosegretario alla Giustizia Delmastro. Quest’ultimo ha pubblicamente dichiarato che il governo intende intraprendere nei confronti dei detenuti tossicodipendenti il trasferimento dal carcere in comunità chiuse, in strutture private destinate alla loro accoglienza, che abbiano come unico obiettivo la disintossicazione e la completa astinenza.

Il pomeriggio, in una iniziativa rigorosamente a porte chiuse, la presidente del Consiglio ha riproposto tutto il vecchio armamentario, che speravamo almeno in parte superato, sulle droghe, o meglio, sulla droga, perché di questo si è parlato: di un’entità indistinta che provoca sempre e comunque danni, che rende schiavo chi ha la sfortuna di incrociarla sul proprio cammino: “La droga fa male sempre e comunque, non esistono distinzioni”, ha detto Giorgia Meloni che poi denunciato le politiche lassiste dei precedenti governi, che avrebbero chiuso gli occhi di fronte ad un fenomeno dilagante. “È finita la stagione della sottovalutazione, dell’indifferenza, della normalizzazione”.

È del tutto evidente che le politiche di questo governo sulle droghe, sulle sostanze e sulle dipendenze sono quelle del più pesante e retrivo proibizionismo, della guerra alla droga, del “just say no” di reaganiana memoria. Nonostante i fallimenti di quelle politiche siano sotto gli occhi di tutti, compresi gli Usa, dove molti Stati stanno infatti normando la legalizzazione della cannabis. Non a caso infatti, proprio per parlare della legalizzazione in Colorado, sono stati chiamati ad intervenire due lobbisti del proibizionismo, invece dei rappresentanti di quello Stato per un confronto istituzionale. L’evento si è chiuso con la presentazione dello spot ‘contro la droga’ che ha per protagonista Mancini, sull’inutilità e l’inattualità del quale già circolano ampi e diffusi commenti.

È del tutto evidente che, per le politiche demagogiche e populiste che persegue, a questo governo nulla interessa delle evidenze accumulate in questi anni riguardo alle sostanze, l’uso che ne viene fatto, i contesti in cui il consumo avviene: sono assolutamente in contraddizione con le politiche repressive e securitarie che vengono introdotte in ogni ambito. Basti pensare all’ergastolo della patente proposto dal ministro Salvini.

Per questo, come sottolineato anche nella presentazione del Libro Bianco, c’è bisogno di percorrere con ancora maggiore determinazione la strada intrapresa da una vasta rete di organizzazioni e associazioni per la revisione della normativa sugli stupefacenti, a partire dalla legalizzazione della cannabis, a favore della quale la Cgil sì è espressa già nel Congresso del 1995. E c’è bisogno di un serio intervento sui servizi, a partire dal riconoscimento della riduzione del danno come insieme di politiche costitutive del sistema degli interventi. Ci opporremo a che politiche securitarie prendano il sopravvento sulle politiche sociali, a che i fenomeni sociali vengano governati con il Codice penale, convinti oggi più che mai che ciò che serve è “educare, non punire”.

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