Antifascismo e memoria. Il monumento al partigiano - di Angioletta La Monica

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Recuperato e inaugurato l’11 settembre scorso il monumento ai Partigiani di Montecalvo Versiggia, nel pavese.

Il monumento, ristrutturato a Montecalvo Versiggia a cura dell’Anpi, dello Spi nazionale e regionale della Lombardia, e con la partecipazione fattiva del compagno Delisio Quadrelli dello Spi di Pavia, celebra e ricorda i fatti accaduti a gennaio del 1945 in un paesino dell’Oltrepò Pavese.

Il 31 dicembre 1944 un gruppo di partigiani si era riunito in un locale di Colombato - frazione di Montecalvo Versiggia - per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. I fascisti ne erano a conoscenza e quindi andarono a colpo sicuro sapendo di trovare il gruppo di partigiani ma anche gli abitanti che li aiutavano. Agli ordini della Sicherheites Abteilung (Polizia fascista) si sviluppa così la caccia al partigiano: si incendiano case e cascine, si razziano beni e animali dei contadini, si arrestano e torturano persone innocenti e si inviano ai campi di sterminio. Regna il terrore.

A Montecalvo Versiggia gli uomini di Felice Fiorentini, che aveva assunto il comando della Sicherheites Abteilung nell’Oltrepò, avevano imposto alla popolazione di versare l’ingente somma di 3 milioni di lire, che sarebbero serviti per indennizzare i fascisti del paese che a seguito della nascita della Resistenza armata erano stati costretti ad abbandonare le loro case e fuggire. Nonostante il versamento della somma, i fascisti continuano la rappresaglia con interventi nelle frazioni vicine.

L’intento dei partigiani, in quel gennaio 1945, era quello di sorprendere quei fascisti che erano entrati nelle case e colpirli, ma l’azione dei partigiani fallisce perché una donna del luogo supplica ad alta voce i partigiani di non sparare, dando così la possibilità ai fascisti di sparare subito sui partigiani. I fascisti mettono in azione due mitragliatrici, una fissa e una mobile, che sparano da lontano. I partigiani da attaccanti si trasformano in difensori e devono attuare una ritirata frettolosa. I fascisti recuperano la postazione sulla costa e da qui mitragliano i partigiani alle spalle. In questo cruento e sfortunato epilogo, i tre partigiani Carlo Carini, Ennio Chiesa e Andrea Fusi sono fatti prigionieri e fucilati nei pressi della Costa ove oggi sorge il monumento. Molti altri restano feriti, tuttavia riusciranno a sottrarsi alla cattura prima che il cerchio si chiuda.

Per rappresaglia i fascisti bruciano tutte le cascine continuando ad alimentare i “fuochi dell’Oltrepò” ovvero quei roghi di interi paesi di montagna e collina dove i partigiani trovavano rifugio e ospitalità.

Il monumento ristrutturato, “inaugurato” nei giorni scorsi, è dedicato a dieci persone fra partigiani e vittime civili: Carlo Carini, partigiano della Brigata Matteotti, catturato, torturato e fucilato; Ennio Chiesa di anni 24, operaio, partigiano della Brigata Matteotti, ferito durante il combattimento di Colombato, fucilato dalla Sicherheits a Montecalvo nello stesso giorno; Andrea Fusi di anni 19, partigiano della divisione Masia V Brigata Tundra, catturato durante il combattimento di Colombato, fucilato lo stesso giorno dalla Sichereits; Mario Martini, ferroviere, partigiano della Divisione Masia V Brigata Tundra, catturato dai fascisti a Casa Gallotti di Montecalvo Versiggia, fucilato dalla Sichereits nei pressi del cimitero; Angelo Calvi di anni 23, studente, partigiano della Divisione Masia V Brigata Tundra; Giuseppina Cocchi di anni 12, vittima civile; Pietro Vercesi di anni 22, contadino renitente alla leva, nato l’8 agosto 1922, ucciso dalla Sicherheits in località Spagna durante il rastrellamento del 28 dicembre 1944; Carlo Pisani di anni 63, contadino, vittima civile, nato il 4 gennaio 1891, fucilato dalla Sicherheits in località Casone di Montecalvo Versiggia; Pietro Maini di anni 41 contadino, vittima civile; Mario Martini, ferroviere, partigiano della Divisione Masia V Brigata Tundra.

Questo monumento ricorda un luogo di gente comune e celebra il sacrificio e il martirio di persone che avevano in mente un modello di società giusta, che respinge il fascismo sotto qualsiasi forma si presenti, e che hanno dato la vita per affermare il principio di libertà.

 

Inaugurare un monumento è importante perché significa fare manutenzione della nostra civiltà, soprattutto in questo periodo storico in cui, sempre più, la nostra democrazia è attaccata e messa in discussione.

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