Stop al precariato in Fiege-Zalando - Raffaello Fasoli

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Ainizio settembre, alla Cgil di Verona giungono notizie di lamentele per l’eccessivo precariato presente nel mega stabilimento Zalando di Nogarole Rocca, gestito dal colosso tedesco Fiege E-Commerce Logistic. Si raccontano episodi quasi inenarrabili, controlli pressanti ai tornelli, ritmi insostenibili, 15-20 km percorsi quotidianamente, divieto assoluto di introdurre qualsiasi oggetto, dalle bevande diverse dall’acqua alla classica merenda, dal telefonino al berretto, dagli orecchini ai braccialetti. Solo la divisa marchiata Fiege, rigorosamente senza tasche (motivata in seguito come indispensabile per accelerare e quindi ottimizzare i costi dei controlli in entrata/uscita), una sola borraccia d’acqua, anch’essa marchiata Fiege, e un piccolo astuccio trasparente dove poter inserire solo delle caramelle e, per le lavoratrici, eventuali assorbenti.

Così, durante la coda per i controlli, la tutela della privacy e la dignità delle persone diventano ricordi di vecchie battaglie, narrate dai genitori al pari di leggende mitologiche o favole di fantascienza.

Come se non bastasse, per ammazzare definitivamente le eventuali aspettative di avere quell’offuscato articolo 4 della Costituzione che parla di lavoro come un diritto, le assunzioni avvengono mediante agenzie di somministrazione, dando inizio a un travagliato percorso di precariato fatto di rinnovi su rinnovi, un turnover oltre ogni limite di legge. Raccontano ancora di capetti in cerca di “segnalazioni” per fare carriera, contratti non rinnovati a causa di errori mai segnalati, o meglio segnalati solo all’azienda e non al personale.

Così, dopo aver strabuzzato gli occhi e alimentata quell’indignazione che accende l’agire sindacale come benzina sul fuoco, Filt e Nidil di Verona decidono di dire “basta!”, manifestando il loro dissenso. Parte così un forte e deciso volantinaggio, organizzato davanti all’ingresso principale del più grande hub Zalando, per informare lavoratrici e lavoratori sui loro diritti, e che, trovando un’accoglienza più che positiva di tutto il personale, spinge la Cgil a denunciare la situazione a mezzo stampa e social media.

Infatti a inizio anno, quando il mega hub si è insidiato a Nogarole Rocca, aveva millantato di contribuire alla ricchezza del territorio con 1.000/1.500 posti di lavoro. La realtà invece parla di posti di lavoro poveri, con un depauperamento di tutti i comuni coinvolti, Nogarole e dintorni. Così la Cgil non si è fermata, coinvolgendo direttamente il sindaco e soprattutto la politica nazionale, con una interpellanza parlamentare.

“La storia ci racconta come finì la corsa”, e così, “quella macchina a vapore deviata lungo la linea morta”, arrendendosi alla volontà della nuova classe operaia, quella della logistica e dell’e-commerce, fatta di flessibilità alienazione, si è dovuta sedere intorno a un tavolo per trovare una soluzione con le due categorie sindacali. La storia moderna (non i “Tempi moderni” di Chaplin) racconta oggi di un percorso, condiviso con la Cgil, di stabilizzazione di almeno mille unità full time equivalent entro il 2020, trasformando quindi più del 60% del precariato in assunzioni dirette a tempo indeterminato sotto Fiege, con mantenimento dell’anzianità di cantiere. E sarà così per tutte le nuove assunzioni, con un periodo di inserimento mediante contratti a termine o in somministrazione che non superi i sei mesi, contro il percorso precedente fatto di tre mesi, più ulteriori tre mesi, più un mese di prova e ulteriori cinque mesi a termine sotto Fiege.

Non bastava, e allora tetto massimo di contratti atipici del 40%, contro il 47% del Ccnl, pausa di dieci minuti retribuita con installazione di macchinette per ristoro, oltre alla mensa che già era a carico dell’azienda. Infine l’accordo prevede un periodo massimo di durata dei contratti stagionali, di 12 mesi complessivi, anche frazionati, con eventuale successiva stabilizzazione, onde evitare la stagionalità a vita.

Un grande risultato che dimostra quanta forza può avere il sindacato, se agisce in maniera confederale, unendo le forze. Un risultato ben accolto dalle lavoratrici e dai lavoratori, che finalmente possono godere dei diritti fondamentali, e costruire così un percorso sindacale in azienda, finora inesistente.

La storia finisce (o continua) anche con gli assorbenti nei servizi igienici ad uso gratuito, bibite anche diverse dall’acqua, qualche sorriso in più, e una crescita occupazionale arrivata già oggi a 1.700 addetti, e che potrà arrivare presto a 2.500/3.000 unità.

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