Lavoratrici appalti scolastici e part-time verticali: una vittoria del sindacato dopo anni di lotta - di Giorgio Ortolani

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Nella legge di stabilità 2021 è stata finalmente inserita una norma che, a 10 anni dalla sentenza della Corte di Giustizia europea, adegua la legislazione italiana alle direttive Ue, che vietano la discriminazione nell’accesso alla pensione per i part-time ciclici verticali.

Lavoratori e lavoratrici degli appalti scolastici, ma non solo visto che questa tipologia contrattuale è in crescita in molti settori, erano penalizzati nell’accesso alla pensione. L’Inps infatti, indipendentemente dal reddito, non considerava ai fini dell’accesso alla pensione le settimane in cui erano sospesi dal lavoro. Ad esempio negli appalti scolastici per ogni anno di lavoro venivano computate 40 settimane e non 52: per maturare 20 anni di contributi dovevano lavorarne 26.

Dal 1° gennaio 2021, grazie a questa modifica, una parte delle centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori con contratti part-time ciclici potranno recuperare settimane, mesi, anni utili per accedere alla pensione, senza la necessità, come in questi anni, di promuovere ricorsi amministrativi e vertenze giudiziarie contro l’Inps.

Se questo risultato è stato raggiunto, lo si deve a come la Filcams Cgil, a partire dai territori, ha perseguito con tenacia e costanza questo obiettivo.

Nel settore degli appalti scolastici (una grossa fetta dei part time verticali), oltre ai problemi legati ai cambi appalto e alle aziende non sempre rispettose degli obblighi contrattuali, due problemi riguardano tutte le lavoratrici, sia che abbiano il contratto turismo, multiservizi o cooperative sociali. Uno è la mancanza di reddito nel periodo di sospensione: chi ha almeno 13 settimane di contributi negli ultimi quattro anni percepisce l’indennità di disoccupazione; queste lavoratrici, che di contributi ne versano per 40-44 settimane l’anno, quando sono senza lavoro invece non ricevono neppure gli assegni famigliari. Il secondo problema è, finora, la penalizzazione nell’accesso alla pensione, per la mancata applicazione delle direttive europee.

Favoriti anche da una nostra massiccia presenza (70% di iscritte su 2mila dipendenti), abbiamo iniziato a Milano nelle aziende dei servizi di pulizia e ristorazione nelle scuole del Comune a raccogliere la disponibilità delle lavoratrici a far causa all’Inps, alla luce della sentenza della Corte di Giustizia europea. Tra maggio e settembre 2016 abbiamo raccolto oltre 1.500 adesioni e messo in campo le prime cause. Insieme alle iniziative legali proseguiva la campagna di coinvolgimento delle lavoratrici, avendo cura di informarle costantemente e di far apparire sulla stampa articoli che evidenziassero i loro problemi. Numerose sono state le iniziative pubbliche, con manifestazioni e flash mob sotto le sedi della prefettura e dell’Inps.

Dall’autunno del 2017, a partire da Brescia, abbiamo costruito interlocuzioni con i parlamentari locali di vari gruppi, dal Pd alla Lega ai 5 Stelle. Parlamentari che hanno partecipato alle assemblee pubbliche molto affollate organizzate nel territorio. Questa azione di costante pressione ha portato alla presentazione di ordini del giorno regolarmente accolti dal Parlamento, e a proposte di emendamento alle finanziarie del 2018, 2019 e 2020, che alla fine venivano però cassate.

Anni nei quali ci siamo costantemente inventati iniziative per tener viva l’attenzione pubblica, sempre con la partecipazione delle lavoratrici. Il video messaggio inviato a tutti i parlamentari - ancora visibile su you tube e sulla pagina facebook della Filcams di Brescia - pensiamo sia stato un semplice e efficace strumento per illustrare le condizioni di queste lavoratrici.

In definitiva abbiamo utilizzato una molteplicità di strumenti, in modo coordinato e funzionali all’obiettivo: informazione continua ai lavoratori, presenza sugli organi di stampa, iniziative legali generalizzate finalizzate al cambiamento delle norme, iniziative pubbliche e flash mob, costante rapporto con i parlamentari del territorio.

In questi anni è cresciuto anche l’impegno della Filcams e della Cgil nazionali, affinché il tema divenisse oggetto del confronto con il governo. E finalmente oggi abbiamo raggiunto questo primo risultato: non si è un trattato di un regalo governativo ma il frutto di una costante e articolata azione della Filcams e della Cgil.

Questo risultato deve rafforzarci nell’affrontare l’altro problema che vede discriminati i part-time ciclici: la mancanza di qualsiasi elemento di welfare durante i mesi in cui sono involontariamente senza lavoro.

Last but not least, il provvedimento della legge di stabilità 2021 non risolve il problema per coloro che non raggiungono i minimali previsti dall’Inps. Per aver riconosciute 52 settimane ai fini pensionistici un lavoratore deve guadagnare 10.724 euro all’anno (dato 2020). Tra i 4,5 milioni di part-time in Italia, non pochi non raggiungono tale retribuzione. Occorre modificare le norme, oppure i giovani con contratti precari e discontinui, e tutti coloro con part-time di poche ore, non solo avranno una pensione bassa, spesso inferiore alla minima, ma dovranno lavorare più anni per accedervi. 

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